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Parco Petrarota, non solo fuoco: davanti a villa Bini si accampano anche i senza fissa dimora

  • Il rosso del fuoco sovrasta quello della pandemia e mette nuovamente in ginocchio un parco sfortunato che più sfortunato non si può.  

    Come l'incendio di venerdì sera sia potuto accadere è facile comprenderlo in ragione del fatto che parco Petrarota è chiuso soltanto dall'ingresso di via De Robertis, ma non da via Paolo David Di Martino, che lo costeggia dal lato opposto, lungo la ex area Lapietra di cui faceva parte: così chiunque può entrare e fare danni.

    E c'è anche chi vi entra e soggiorna come dimostrano le masserizie ammassate in uno scenario di preoccupante degrado ai piedi dell'edificio che una volta era la vera e propria Villa Bini: si tratta di materiale sicuramente nella disponibilità di persone senza fissa dimora, che ondeggiano fra l'ex area merci della stazione ferroviaria, ormai però preclusa dopo la sistemazione di barriere anti scavalco da parte di Rete ferroviaria italiana, e la vicina villa abbandonata in via Verdi.

    Inaugurata il 3 maggio 2012 dal sindaco dell'epoca, Pinuccio Tarantini, villa Bini ha subito mostrato i limiti dell'accesso libero, incrociato con la mancanza di un concessionario. Infatti, non si contano in questi nove anni gli atti vandalici che il parco ha dovuto subire, la fine ingloriosa della vasca dei pesci, il degrado delle giostrine e persino dell'area di sgambamento per cani. E sempre più critiche appaiono le condizioni strutturali della stessa villa al centro del parco.

    Il concessionario sarebbe potuta essere la parrocchia di San Giuseppe, dopo che quella stessa amministrazione comunale aveva privato quella comunità del campetto di calcio, in via Falcone, nell'area di proprietà comunale che fu destinata alla installazione di un'antenna della telefonia.

    Il risarcimento sarebbe dovuto essere uno spazio di Villa Bini che ospitasse il campetto sottratto, insieme con l'eventuale affidamento di tutta l'area alla parrocchia, ma non se ne sarebbe fatto più nulla

    L'intera area fu rilasciata al Comune di Trani nell'ambito del Piano urbanistico esecutivo in fase di completamento nell'ex area Lapietra, che ha previsto il restauro conservativo e riconversione di ex oleificio e hangar (tutelati dalla Soprintendenza), l'edificazione di due edifici per civili abitazioni (cui si aggiungerà a breve il terzo lungo la già citata via Di Martino) e, appunto, il rilascio alla collettività del grande giardino che, di fatto, rappresenta una seconda villa comunale in pieno centro cittadino.

    Purtroppo però i problemi, e relativi costi per le continue manutenzioni, hanno sempre superato i benefici.


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