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«Amianto, servono interventi di bonifica»: a dirlo l'Aea e il Codacons di Trani

Rischiamo di sembrare inopportuni se in tempi di pandemia Covid219 torniamo a parlare di bonifiche da amianto nella nostra città.
Così non è e spiegheremo perché! Una volta il grande Totò affermò: In tempo di crisi gli intelligenti cercano soluzioni, gli imbecilli
cercano colpevoli! Orbene è noto a tutti che il Recovery plan post-pandemia individua azioni da attuare per il rilancio e la ripresa economica del nostro Paese sostenuti con 222 miliardi di Euro in sei aree tematiche di intervento.

Tutte le aree individuate sono di interesse strategico e in grado, se ben gestite, di realizzare quel processo di rinnovamento strutturale e culturale del Paese perché possa diventare moderno e competitivo, dove l’onestà intellettuale e la sensibilità siano la bussola di cittadini preparati e responsabili nei confronti dell’ambiente, delle diversità e dell’accoglienza, dove le periferie non
siano ghetti trascurati, abbandonati al degrado sociale tante volte origine di violenze verso le donne, bullismo e delinquenza minorile e comune. Non vogliamo più vedere lo sconsiderato consumo di “suolo” per la massimizzazione dei profitti dei soliti noti. Dobbiamo imparare a rispettare il mare, dobbiamo imparare a produrre meno rifiuti; a raccoglierli differenziandoli, farne ricchezza come profetizzato dal padre della chimica moderna Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma! Vogliamo città a dimensione delle persone non delle auto.

Il Recovery plan deve essere l’occasione per rimediare agli errori del passato (tanti), non dobbiamo nemmeno sforzarci di cercare la soluzione, l’abbiamo già, è tracciata; e poi non vogliamo essere tutti doppiamente imbecilli ostinandoci a cercare i colpevoli, se è per questo li conosciamo già. Trani da quasi vent’anni ha scelto di essere città slow senza che i requisiti indispensabili previsti
siano mai stati perseguiti per esserlo veramente attraverso lo sviluppo delle politiche individuate nell’ambito delle macrocategorie fondamentali quali: energia, ambiente, qualità della vita, lavoro in particolare nei comparti confacenti alla vocazione slow dichiarata ed altre.

In questo contesto complessivo e nello specifico in quello ambientale si colloca la mancata bonifica dei numerosi capannoni industriali esistenti in particolare nella zona nord-ovest della città, tutti ammalorati e quasi mai o forse mai manutenuti. La bonifica di quei siti, alcuni in abbandono, va vista in termini di benefici per lo svolgimento di attività produttive, di risparmio di
suolo evitando l’edificazione di nuovi opifici su suoli agricoli, possibile rientro, magari incentivato, nella città di imprenditoria emigrata fuori e soprattutto in termini di concreta politica di tutela della salute anche alla luce del fatto che in alcuni capannoni viene svolta attività lavorativa. A margine di quest’ultima circostanza non possiamo evitare di ripetere ancora una volta come in tempi di crisi l’offerta e l’accettazione del lavoro siano spesso accompagnate da minore o talvolta mancanza di sicurezza.

Se TRANI farà le bonifiche degli oltre 25.000mq. di coperture di cemento-amianto con i tempi di quella del Supercinema (19 anni per una copertura di circa 700 mq) sarà “asbestos free” solo nel 2741. Nel BOLLETTINO del 4 marzo 2020 delle GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI della XVIII legislatura, in particolare della Undicesima Commissione, “Lavoro pubblico e privato”, è riferito che in Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui 33 milioni di amianto compatto e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile.

Davvero troppo l’amianto non ancora bonificato a distanza di 29 anni dall’entrata in vigore della legge 257/92 che ne vietava uso e commercializzazione, prevedendone le bonifiche. La situazione presenta oggi criticità ancora più gravi e complesse in relazione al fatto che troppo spesso sono mancati anche interventi manutentivi, con la conseguenza che oggi quelle coperture sono solo da
rimuovere senza perdere altro tempo. Sempre fonte Undicesima Commissione Parlamentare, l'Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) a metà 2018 riferiva nel suo libro bianco che nel 2017 i morti per patologie legate all'amianto sono aumentati raggiungendo circa 6.000 casi in totale e sarebbe in aumento dalla fine degli anni ’80. L’ONA stima che continuerà nei prossimi anni raggiungendo il picco negli anni 2025-2030. Sempre l’ONA denuncia l'esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare e circa un milione di siti contaminati, relativi sia a edifici privati che pubblici: 2.400 scuole, 250 ospedali e oltre mille tra biblioteche e altri edifici culturali, forse anche scuole, ospedali, tubature.

Quanto a queste ultime AQP comunicò tempo fa che la rete è quasi del tutto bonificata, vogliamo sperare che al momento la bonifica sia stata completata. Oltretutto sarebbe forse un incoraggiamento e un contributo ad un’altra lotta di civiltà da promuovere per la riduzione del “PET” delle bottiglie! I dati rilevati da ONA sono ancora più allarmanti se considerati alla luce di quelli resi noti
dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che per lo stesso anno 2017 ha contato in tutto il mondo, solo per origine professionale, ben 104 mila decessi legati all'amianto.

Chiediamo pertanto al sindaco di Trani di emanare con urgenza ORDINANZE PER UN INTERVENTO CAPILLARE DI CENSIMENTO/MONITORAGGIO/BONIFICA. È un fatto scientificamente provato che l’amianto è cancerogeno e poi molti studi dimostrano come l’inquinamento sia veicolo anche di altri fattori di rischio come i virus (vedasi Covid19), purtuttavia qualora si ritenessero questi studi contraddittori o non esaustivi per costituire motivo di obbligo di tutela della salute dei cittadini, quanto a nocività le fibre di amianto bastano da sole.

AEA Associazione Esposti Amianto e Rischi per la salute – BAT (Dott. Antonio Carrabba); CODACONS Sede Locale Trani (Avv. Nicola Ulisse)


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