Un anno fa si verificava la prima morte per covid-19. Era il 28 marzo 2020, infatti, quando Giuseppe Soldano, 64 anni, non riuscì a superare la grave crisi polmonare conseguente alla sua infezione morendo all'ospedale di Bisceglie, dove era stato ricoverato nei giorni precedenti a causa della sua positività.
Era tornato con la moglie (risultata positiva asintomatica) da Milano il 6 marzo per trasferirsi definitivamente a Trani, la sua città natale: purtroppo il suo sogno si sarebbe vanificato dopo pochi giorni dal ritorno.
Oggi alle 19, presso la chiesa parrocchiale degli Angeli Custodi, si terrà una santa messa per ricordare Giuseppe Soldano in occasione dell'anniversario della morte.
La famiglia si aspetta di incontrarvi, nei limiti delle restrizioni attuali, coloro che davvero furono vicini alla famiglia in quelle ore, soprattutto dal momento in cui si scoprì la positività dell'uomo e l'area di casa sua fu oggetto di video e apprezzamenti poco teneri fatti circolare in rete, qualificando lo sfortunato concittadino alla stregua di un untore provenuto dalla Lombardia a gettare scompiglio e veleni in città.
Persino la moglie fu insultata più volte da vicini appena si affacciava al balcone per tirare su la spesa con il paniere, mentre le attività commerciali dei familiari venivano puntate e discriminate.
I fatti avrebbero dimostrato, con il passare delle settimane e dei mesi, che i comportamenti irresponsabili sarebbero stati ben altri e da parte di ben altre persone, e che purtroppo Giuseppe Soldano ha avuto solo la sfortuna di essere il primo infettato proveniente dal nord a perdere la vita.
Oggi in molti, anche senza salutare la famiglia in chiesa, potrebbero cogliere l'occasione per ritornare su quei giorni e sui propri passi, fare della sana autocritica, abbandonare l'aggressività social che fa così tanto male a chi ne diventa oggetto e chiedere scusa a Giuseppe Soldano per avere infierito su di lui, ben oltre quel male che dopo un anno non abbiamo sconfitto ancora.
