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Messe molto partecipate e selfie nelle chiese, l'autocritica di don Alessandro: «Forse dovremmo chiedere scusa»

«Forse questa volta dovremmo chiedere scusa per il cattivo esempio». A scriverlo sul suo profilo social è don Alessandro Farano, parroco di Santa Chiara, che sembra fare autocritica, magari facendosi carico di presunti errori non suoi, con riferimento ad alcune celebrazioni religiose nelle quali si sarebbe ecceduta la misura della partecipazione dei fedeli.

Forse alcune sante messe all'aperto, forse l'avere postato alcune foto all'interno di chiese con assemblee non proprio sparute ha dato l'impressione di luoghi di culto e spazi, se non affollati, quanto meno in contrapposizione alle misure rigide di questo periodo in cui la Puglia è zona rossa.

Peraltro, nelle disposizioni della Conferenza episcopale italiana, concordate con il Governo e riprese dall'arcivescovo, era stato già da tempo chiarito che durante la Settimana santa si possano celebrare liturgie con la presenza di fedeli in proporzione agli spazi disponibili.

Ciononostante, secondo quanto scritto da don Alessandro Farano in taluni casi si sarebbe andati oltre, oppure ci si sarebbe dovuti comportare con un profilo più basso onde evitare le polemiche che stanno infiammando la rete.  

Ad una nostra richiesta di chiarimenti su cosa volesse esattamente dire, il parroco di Santa Chiara non ha inteso rilasciare ulteriori dichiarazioni, limitandosi a risponderci così: «È stato un mio sfogo che inizia e finisce lì».

Don Alessandro si limita a farci sapere che ieri ha celebrato le sante Messe della domenica delle Palme con il minimo di fedeli in chiesa, chiudendone le porte una volta raggiunto il limite. E giovedì prossimo, in occasione della messa «In coena Domini», terrà una sola celebrazione alle 18.30, nonostante il vescovo ne abbia consentito due per favorire un maggiore concorso di popolo. Di certo, la sua posizione non passa inosservata e apre riflessioni interne alla stessa Chiesa locale.

Quanto ad un'eventuale presa di posizione dell'arcivescovo, monsignor Leonardo D'Ascenzo, dalla curia si apprende che il presule è perfettamente a conoscenza di quanto fatto da ciascun sacerdote durante la domenica delle Palme e si è interfacciato con coloro che potrebbero avere ecceduto il limite quanto meno della sobrietà, per la quale il vescovo si era raccomandato emanando le sue disposizioni per la liturgia del periodo pasquale.

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