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Barbieri chiusi, la preoccupazione di Mario Lupo: «Perso il 30% del fatturato, vogliamo tornare a lavorare»

Fra tante categorie in ginocchio a causa della zona rossa, una di quelle maggiormente in sofferenza è quella degli acconciatori, che fra l'altro erano stati gli ultimi a riaprire (il 18 maggio 2020) dopo il lockdown della prima ondata.

Mario Lupo, uno dei decani fra i parrucchieri della città, che da 37 anni (da 15 con il figlio Aldo) gestisce il salone in via Pansini angolo via De Robertis, si fa in qualche modo portavoce di un disagio comune rappresentando soprattutto una questione centrale, che si chiama sicurezza.

«La nostra - spiega - è un'attività che stava andando avanti in piena sicurezza. Nessun cliente si è contagiato nei saloni e, se qualche collega a sua volta è rimasto contagiato, ciò è accaduto altrove ma non certo all'interno delle attività. Questo perché - chiarisce - abbiamo dal primo momento sempre rispettato rigidamente la normativa con un rapporto di uno a uno, lavorando su appuntamento ed evitando la sala d'attesa. La clientela ha subito apprezzato questo nuovo modus operandi e tutto stava procedendo bene».

La zona rossa, vigente dal 14 marzo, pesa ogni giorno di più, ma Mario ricorda anche che «a Natale abbiamo lavorato nonostante fossimo zona rossa, con un numero di contagi inferiore sì, ma neanche tanto rispetto agli attuali. È incomprensibile, dunque, il motivo per cui questa volta siamo costretti a rimanere chiusi».

Ma quello che più preoccupa gli acconciatori «è il fatto che la gente ci chiami disperatamente perché ha bisogno del nostro servizio - fa sapere il signor Lupo, ma non possiamo fare nulla. Purtroppo qualche collega, già in sofferenza, starebbe lavorando abusivamente spostandosi a domicilio o ricevendo a casa clienti, ma questo noi non lo faremo. Piuttosto, chiediamo che Governo, Regione e Comune si mettano una mano sulla coscienza e ci permettano di tornare a lavorare quanto prima, poiché le prospettive restano sempre più incerte. Nel frattempo stiamo registrando il 30 per cento di perdite ed i ristori, durante questo secondo giro di chiusure, non li stiamo ancora vedendo: fateci lavorare, perché siamo certi di poterlo fare in piena sicurezza».


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