Dopo i casi registrati nelle carceri di Lecce e San Severo, in provincia di Foggia, ieri mattina il vice segretario regionale del sindacato di Polizia penitenziaria Osapp, Ruggiero D’Amato, ha tenuto due incontri con la stampa davanti alle case di reclusione di Foggia e Trani per lamentare la presunta assenza della Regione.
«Stiamo ricevendo notizie più che allarmanti su un gravissimo peggioramento dei contagi da Covid-19 nelle strutture penitenziarie sull'intero territorio pugliese - ha spiegato ai cronisti il rappresentante sindacale -, mentre le risposte incomplete e parziali che pervengono dal Servizio sanitario nazionale e regionale ci inducono ad immaginare il peggio in una situazione già di per sé esplosiva quale quella del sistema penitenziario».
L'Osapp fa sapere che la sua fonte sono i dati, aggiornati al 1mo aprile, del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Ebbene, secondo tale rapporto, a Lecce già cinque giorni fa erano stati accertati 25 contagi (7 detenuti e 18 poliziotti) e a San Severo 23 (18 detenuti, uno dei quali ricoverato in ospedale, e 5 poliziotti).
D'Amato parla di «forti tensioni nelle carceri in Puglia per i nuovi focolai e per i quotidiani spostamenti di detenuti da una sede all'altra. Ai problemi ormai cronici di sovraffollamento e carenza di organico - spiega - si è aggiunta adesso una minore disponibilità di personale a causa delle assenze per Covid e quello in servizio è sempre più provato. In questo scenario non abbiamo risposte soprattutto dalla Giunta regionale, che dovremmo ricercare a "Chi l'ha visto"».
La richiesta dell'Osapp, nel frattempo, è la sospensione dei colloqui fra detenuti e familiari, circostanza che eviterebbe di portare il covid dall'esterno all'interno. È vero peraltro che lo scorso anno, durante il lockdown generale, l'assenza dei colloqui aveva determinato rivolte in alcuni istituti, «ma la maggior parte dei detenuti - spiega D'Amato - ha buon senso e ha capito che queste misure sono necessarie per la tutela della salute propria e altrui».
Va peraltro detto che proprio a Trani, dove si è concluso il tour dell'Osapp, le cifre sembrano andare in controtendenza rispetto allo scenario descritto. Infatti, secondo quanto si apprende direttamente dalla Asl Bt, è stato vaccinato il 75 per cento della popolazione detenuta (esattamente 217 fra uomini e donne) ed il 50 per cento fra agenti di polizia penitenziaria, amministrativi ed altre figure, pari a 138 in totale.
Complessivamente si è a due terzi del percorso delle vaccinazioni, che avvengono tutte all'interno dei due istituti cittadini e riprenderanno la prossima settimana.
Attualmente nessun detenuto è positivo, mentre lo è un solo poliziotto. Il personale effettua un tampone ogni 15 giorni.
Tale strategia è stata sinergicamente adottata dal Commissario straordinario della Asl Bt, Alessandro Delle Donne, dal responsabile del Dipartimento di prevenzione della stessa azienda sanitaria, Riccardo Matera, e dal vero e proprio braccio operativo dello stesso servizio, la dottoressa Patrizia Albrizio. La Asl Bt è stata la prima ad avviare le vaccinazioni dei detenuti nella regione.
