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25 aprile, l'associazione "Non una di meno": «A Trani mancano luoghi per attività antifasciste»

Domenica 25 Aprile festa della liberazione dal nazi-fascismo, a Trani scendiamo in piazza più colorate che mai con le nostre biciclette e contro il fascismo, il razzismo ed il patriarcato. Quando parliamo di nazi-fascismo, dobbiamo necessariamente parlare del pensiero attuale delle destre sovraniste e del ruolo in cui vorrebbero relegare le donne. Assistiamo ad una costante azione di forza sulla vita delle donne costringendole ad un corpo dai canoni normativi, ad un ruolo famigliare da serva, a delle relazioni affettive basate sulla violenza maschile e a politiche sociali sempre più misogene. Come in passato durante il periodo nazi-fascista, le donne oggi sono costrette a difendersi per non subire una discriminazione che ha purtroppo radici profonde e radicate. Parlare oggi di Antifascismo significa rimettere in discussione tutti i dispositivi di potere basati sul binarismo di genere, sulle identità e sugli orientamenti sessuali. Questo comporta necessariamente anche la decostruzione della famiglia tradizionale e patriarcale, attuando nuovi immaginari per le relazioni sociali e affettive che rigettino nella sostanza, il sistema fascista delle gerarchie basate sul sesso.

Le donne sono le prime a pagare un prezzo altissimo nella crisi provocata dalla pandemia. Il lavoro dentro casa si è fatto più pesante e pulire la casa, stirare, fare la spesa, preparare i pasti,occuparsi delle persone anziane, dei bambini e delle bambine è diventato un lavoro a tempo pieno. Le attività domestiche e di cura ricadono esclusivamente sulle donne e si sostituiscono alla carenza di servizi da parte dei comuni e del sistema welfare in generale. I femminicidi sono aumentati a causa delle misure restrittive in quanto le donne sono obbligate a vivere con partner violenti, che nello spazio domestico esercitano tutto il loro dominio legittimato da un fascismo mediatico ancora troppo in voga. Le campagne antiabortiste delle destre e che spingono affinché le donne siano esclusivamente madri e mogli, sono presenti nei nostri territori dimostrando come il pensiero fascio-cattolico sia ancora fortissimo. Contro le derive nazi-fasciste quindi, bisogna sostenere le donne in difficoltà con redditi immediati, realmente dignitosi e che contrastano la logica dello sfruttamento sia all'interno dello spazio domestico sia nel mondo del lavoro. In questa direzione è importante approvare l'assegno comunale per le donne in difficoltà e il reddito di autodeterminazione nazionale!
Avere una reale strategia di genere nel ripensare il futuro delle nostre città appare urgente oltre che indispensabile. In tutta la Puglia gli SPAZI autogestiti dalle femministe sono inesistenti.

Nella città di Trani, Bisceglie, Molfetta, Corato, Andria e Barletta mancano i luoghi in cui poter svolgere attività Transfemministi e LGBTIQA+ antifasciste, in opposizione alle discriminazioni e alle violenze di genere. Per LGBT*QIA+ intendiamo l'acronimo per persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans o non binarie (*), Queer, Intersessuali, Asessuali; il + finale sta a indicare l’apertura verso qualsiasi altra autodefinizione in relazione alla propria identità di genere e/o orientamento sessuale. Queste realtà, indispensabili per attivare pratiche di solidarietà, di mutualismo, di confronto e sostegno, possono attivare anche un'importante funzione di mappatura dei bisogni sociali. Una visione di Welfare di èlite si è dimostrata poco efficace e soprattutto insufficiente per le nostre città, per cui bisogna ridisegnare le proposte progettuali con una trasversalità di genere, ampia e dal basso. I bandi comunali sono inaccessibili per le donne che vogliono iniziare un percorso sociale perché sono pregni di burocrazia inutile, vincoli e costi non sostenibili. In questo scenario sono sempre avvantaggiate le realtà già consolidate in cooperative e che basano il lavoro sociale sul profitto.

La Regione Puglia e i sindaci delle città devono intervenire immediatamente per porre un freno alla violenza di genere, attraverso politiche sociali e visioni ispirate all'autodeterminazione femminile. Le organizzazioni neo-fasciste in Italia dispongono di numerose risorse economiche che utilizzano per intercettare il disagio sociale e tradurlo in odio e sopruso in particolare contro donne, soggetti LGBTIQA+ e migranti. In questo senso bisogna da un lato bloccare l'avanzata dei gruppi di destra da qualsiasi punto di vista e dall'altro, dotare le realtà transfemministe dei giusti strumenti per presidiare i quartieri contro le derive xenofobe. Rivendichiamo per questo motivo, SPAZI sociali nelle nostre città che siano gratuiti ed autogestiti dalle donne e soggetti LGBTIQA+, per svolgere una importante funzione culturale e sociale antifascista, antirazzista e antisessista.

Il 25 Aprile protestiamo conto il fascismo di ieri e di oggi con una biciclettata super fuxia e pedaliamo per presidiare le strade, le piazze e i quartieri contro la violenza fascista, maschile, il patriarcato e le diseguaglianze. Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano e noi lo faremo con i nostri cartelli, i nostri campanelli, i nostri corpi fuori norma e la nostra determinazione!

Ketty Diana, associazione "Non una di meno"


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