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Trani, cade per strada ma viene risarcita per un terzo. Il giudice: «Colpa anche sua»

Cadere per strada a causa della pavimentazione dissestata è certamente motivo utile per citare in giudizio il Comune, ma non sempre riuscendo ad ottenere quanto ci si prefigge. Molte volte, infatti, la giustizia riconosce solo in parte le responsabilità dell'ente pubblico, attribuendone in pari quantità al cittadino per la sua sostanziale disattenzione.

È il caso di una donna, che oggi ha 76 anni e ben sette anni fa cadde per strada chiedendo un risarcimento di oltre 33.000 euro: ebbene il consiglio comunale nella seduta del 30 aprile, gliene ha riconosciuti poco più di 10.000. Ed è questo, pur sempre, il debito fuori bilancio più corposo che l'assemblea dovrà riconoscere nella seduta prevista a partire dalle 10 in modalità telematica.

Si tratta delle spese disposte dal Giudice onorario di pace del Tribunale di Trani, Salvatore Caradonna, che il 27 novembre 2020 si è pronunciato in merito all'incidente occorso ad una cittadina rovinosamente caduta invia Umberto, angolo via Ciardi, a causa della disconnessione della pavimentazione.

La donna aveva citato in giudizio il Comune di Trani chiedendo al Tribunale di riconoscere la totale responsabilità dell'ente per la mancata manutenzione della rete stradale comunale. La domanda dell'attrice veniva quantificata in 33.469 euro, tre volte più di quello che alla fine il giudice ha riconosciuto.

Il motivo, infatti, sta nella circostanza per cui il tribunale di Trani ha ritenuto Palazzo di Città responsabile solo per metà dell'incidente avvenuto, e questo effettivamente a causa dello stato dissestato della pavimentazione.

Ma è anche vero che l'altra metà delle responsabilità sono state ascritte proprio alla cittadina, «caduta per un paese concorso di colpa da parte sua - scrive il giudice -, che ha inciso sul danno verificatosi. Le foto allegate agli atti - si legge testualmente nella sentenza - dimostrano infatti che il dissesto stradale, e quindi l'insidia, sarebbe stata certamente avvistabile, considerata l'ora in cui si è verificato il sinistro, se l'attrice avesse tenuto un'andatura più attenta e prudente. È pertanto evidente - conclude - l'esistenza di un concorso di colpa della parte attrice, consistito nell'avere tenuto un comportamento non consono allo stato dei luoghi, "illuminati, asciutti e puliti"», come dichiarato proprio da un teste citato da colei che aveva convenuto in giudizio il Comune.

A seguito del sinistro, avvenuto nel 2014, la donna aveva riportato la frattura trasversale scomposta della rotula destra. Da tali lesioni il consulente tecnico d'ufficio accertò che, a seguito del rapporto causale con l'incidente, derivavano una invalidità totale di 10 giorni, una relativa al 70 per cento di 30, una parziale al 50 per cento di ulteriori 30 giorni, un'altra parziale al 25 per cento di 30 e postumi permanenti nella misura del 7 per cento. Da qui la determinazione della somma da versare, pari a 6.600 euro, oltre le spese legali fino a concorrere al totale da riconoscere da parte del consiglio comunale: 10.291 euro.

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