«Vi risulta un solo commento, ovvero un'opinione non critica per la soluzione proposta? A noi no. Allora facciamo un appello alle istituzioni tutte: fermatevi, spiegateci, confrontatevi con la comunità, che ha il diritto-dovere di esprimere la sua opinione sulle trasformazioni della propria città». Questo, e molto altro, si legge nella petizione on-line, rilasciata sabato scorso sul sito change.org, dal neo costituito «Comitato per il no all'ampliamento di Palazzo Carcano».
A rappresentarlo, almeno per il momento, Enrico Cassanelli (architetto), Maria Grazia Cinquepalmi (avvocato), Maria Grazia Filisio (imprenditore) e Rita Reggio (ingegnere). Il comitato è aperto al contributo e presto comunicherà in quale forma aderirvi.
La raccolta firme è destinata al Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, a quello dei Beni culturali, Dario Franceschini, al Presidente della giunta regionale, Michele Emiliano, ed al sindaco, Amedeo Bottaro. Obiettivo, dire «no» all'ampliamento dell'immobile destinato a uffici giudiziari, salvando il centro antico di Trani.
Nel frattempo la raccolta firme gira e, alle 13 di ieri, circa 100 cittadini avevano firmato il testo lanciato in rete la sera precedente.
L'iniziativa nasce in stretta correlazione con la diffusione, sempre in rete, di immagini relative allo studio di fattibilità del futuro Palazzo Carcano, che in molti definiscono un «mostro di fronte al castello». Le tre soluzioni prospettate nel progetto di massima, approvato da consiglio comunale con la relativa variante nel 2020 ed intorno alla quale è aperta la fase di quindici giorni per presentare le rituali osservazioni, sembrano non piacere per nulla.
«Il nostro consiglio comunale legittimamente (nella accezione politica del termine "legittimamente") - si legge nella petizione - ha approvato un progetto preliminare, ma tale progetto è mai stato portato a conoscenza della cittadinanza? Si è mai cercato di coinvolgerla direttamente? Purtroppo no. C’è tempo per rimediare a tale disattenzione? Certamente sì».
Forse la petizione è una mera provocazione, forse nel frattempo i firmatari della stessa ed altri stanno predisponendo le formali osservazioni, ma nel frattempo chiedono un confronto e si chiedono: «Ma poi siamo certi che l’ampliamento indispensabile lo sia? Siamo sicuri che non ci siano soluzioni alternative per allocare le funzioni previste all’interno dell’ampliamento? Siamo sicuri che all’interno dell’ampio e spesso sottoutilizzato patrimonio pubblico a disposizione, o potenzialmente disponibile, per la amministrazione della giustizia a Trani non ci siano spazi per allocare le funzioni previste all’interno dell’ampliamento? Qualcuno ha mai discusso con i vertici del Tribunale, della Procura e degli Avvocati di come la pandemia e l’innovazione tecnologica orienteranno l'amministrazione la giustizia in futuro? Siete così sicuri che serviranno sempre di più nuovi spazi fisici (aule, stanze uffici) o forse l’ammodernamento verterà su altre priorità?».
