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Presentato a Trani «Mano mozza», Drago: «Fondamentale conoscere per non ricadere in quegli errori»

  • «Un libro soprattutto per fare conoscere, prima ancora che per non dimenticare. Per fare conoscere soprattutto ai giovani che, quando ci sono state queste difficoltà a Trani, non erano nemmeno nati e non possono sapere, ma devono sapere per capire».

    Così il dottor Pasquale Drago, magistrato collocato a riposo per raggiunti limiti di età, già giudice presso il Tribunale di Trani, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Trani, poi procuratore aggiunto presso le procure della Repubblica di Trani e Bari e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Bari.

    Drago è intervenuto sabato sera, in piazza Longobardi, per la presentazione del libro «Manomozza. Genesi e sviluppo di una mafia pugliese», scritto da Emma Barbaro e Valentina Maria Drago per i tipi di Radici future il cui editore, Leonardo Palmisano, era presente alla manifestazione insieme con Emma Barbaro e lo stesso dottor Drago.

    La serata è stata promossa dal presidio Libera di Trani, con il patrocinio del Comune e la collaborazione de La biblioteca di Babele la cui titolare, Rosangela Cito, ha aperto la manifestazione seguita dal saluto di Anna Rossi, presidente di Libera, e dell'assessore alla cultura Francesca Zitoli. A moderare la presentazione il nostro direttore responsabile, Nico Aurora.

    Conoscere la Trani e il nord barese di ieri, dunque, per non sottovalutare i fenomeni di oggi, in territori che stanno certamente meglio di ieri ma non possono certo considerarsi oasi di pace. «Infatti - conferma Drago -, probabilmente in questo momento Trani non è inquinata da organizzazioni di tipo mafioso, ma anche la criminalità comune non va sottovalutata, perché poi evolve verso forme organizzate che possono sviluppare di nuovo sodalizi mafiosi sul territorio e ci mettiamo punto e a capo dopo trent'anni».

    In piazza Longobardi il consigliere comunale Luca Morollo, interpretando il pensiero comune di tanti, ha chiesto al dottor Drago «come possiamo spiegare ai giovani, visto che il libro è rivolto soprattutto a loro, il perché oggi Salvatore Annacondia si sia rifatto una vita ed un'attività professionale in un'altra località e con un altro nome, dopo tutto quello che ha fatto».

    La risposta di Drago è stata ferma: «Annacondia gode dei benefici di una legge come brusca oggi. Ma se solo almeno un cittadino, a quei tempi, ci avesse dato una mano, non avremmo avuto bisogno delle dichiarazioni di Salvatore Annacondia per fare il nostro lavoro. Purtroppo, però, avvenivano omicidi uno dietro l'altro e, incredibilmente, non c'era mai un testimone. Una volta si presentò un uomo, ma presto capimmo che, anziché darci informazioni, stava persino inquinando le prove e gli consigliamo di andarsene subito prima che scattasse per lui l'arresto».

    Questo era lo scenario dell'epoca perché, come riferisce Drago nel libro, «con Annacondia si era sviluppato il fenomeno sociologicamente devastante di una "zona grigia" composta da una moltitudine di cittadini che, pur senza essere direttamente coinvolti in attività delinquenziali, per convivenza, interesse, quieto vivere o anche solo per paura, nulla fecero per opporsi al dilagare della illegalità, finendo in tal modo per costituire una insuperabile cintura protettiva intorno al nucleo vero e proprio dell'organizzazione criminale».

    Prima dell'inizio della manifestazione un cittadino si era avvicinato all'autrice ed agli organizzatori criticando duramente la loro scelta: «State dando spazio a questa persona dopo tutto quello che ha fatto e gli dedicate persino un libro. Vergogna». «In realtà - ha spiegato Emma Barbaro al pubblico -, l'intento del libro è proprio quello di evitare di mettere la sordina e fare passare nell'oblio quello che è accaduto: equivarrebbe a continuare a mettere la testa sotto la sabbia, come fece purtroppo larga parte della popolazione all'epoca».

    Infine Drago non ha mancato di rispondere anche alla domanda intorno alla credibilità della magistratura. Oggi le mafie si fanno breccia nel tessuto sociale offrendo in tanti casi lavoro e sostegno che lo Stato sembra non sia in grado di garantire. Lo Stato è chiamato a rispondere con azioni uguali e contrarie ma se alcuni magistrati non fanno il proprio dovere, come alcuni scandali odierni dimostrano, possono magistratura e Stato essere credibili, parafrasando le parole recentemente pronunciate dal procuratore di Trani Renato Nitti?

    Drago non ci sta e risponde così: «Il magistrato è una persona sola, che decide rispondendo soltanto alla legge. Se un magistrato sbaglia, ha sbagliato una persona sola e la punizione è sempre individuale. Non accetto, dunque, che si parli di "sistema", perché la magistratura non è una consorteria, ma è fatta di persone sole chiamate ciascuna di loro, di volta in volta a decidere sulla base degli elementi a disposizione e delle norme di legge».

    La manifestazione si è conclusa con l'omaggio, da parte di Libera e Comitato bene comune, di una targa al dottor Drago in segno di riconoscenza «per il lavoro svolto nella Direzione distrettuale antimafia e la diffusione della cultura della legalità nel nostro territorio».


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