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Tanti dehors in città, per Vito Branà serve regolamentazione: «Non devono essere di intralcio alla mobilità»

La ristorazione riapre dopo mesi di chiusura e gli spazi all’aperto si moltiplicano. Le strade vengono occupate da tavolini, sedie, gazebo, pedane, fioriere, tendaggi di varia foggia e colore. Un ritorno alla normalità sacrosanto, ma che andrebbe meglio regolamentato.

Assistiamo invece impotenti all’occupazione di sempre maggior spazio pubblico da parte dei ristoratori. Piazze, slarghi, marciapiedi pubblici e privati ad uso pubblico, strade pedonali e carrabili, aree comunali e demaniali. Ciò a discapito dei cittadini che dovrebbero essere i principali fruitori degli spazi pubblici, da utilizzare sia per la libera circolazione, sia per attività libere od organizzate. Pensiamo alle tante iniziative di condivisione della strada e di flash mob cittadini organizzati proprio per dimostrare come le strade possano essere rese più vivibili e come gli spazi pubblici possano essere sottratti al traffico per trasformarli in città a misura di tutti, principalmente degli utenti più deboli (bambini, anziani, diversamente abili).

Il concetto di città dei 15 minuti deve indurci a cambiare il modo di concepire la città. Vorremmo vedere posto un freno alla massiccia presenza di locali di ristorazione soprattutto nel centro storico e sul lungomare, con conseguente aumento di pressione antropica verso la costa. Andrebbe anche meglio regolamentata la realizzazione di dehors, oltre che esercitata una costante ed efficace azione di controllo, al fine di tutelare il patrimonio storico e architettonico della città.

I dehors devono inserirsi armoniosamente nel contesto e non creare disturbo visivo, né intralcio alla mobilità sia pedonale che ciclabile che carrabile. In tal senso ha suscitato in noi perplessità il fioccare di dehors delimitati da paraventi e dotati di pedane che si stanno man mano realizzando lungo le strade centrali della città. Esteticamente discutibili, pericolosi, e la cui collocazione immaginiamo renda poco igienico e salutare consumare bevande e pasti in prossimità di auto e moto sfreccianti.

Tutti ricordiamo la pubblicità degli anni ’70 dell’amaro Cynar. “Contro il logorio della vita moderna” recitava lo slogan mentre veniva inquadrato un impassibile Ernesto Calindri che sorseggiava l’amaro al carciofo e leggeva il giornale seduto davanti ad un tavolino posizionato al centro di una strada molto trafficata.

Chiediamo a chi di competenza se queste installazioni siano conformi al regolamento che disciplina l’occupazione di suolo pubblico e privato - anno 2017, tuttora vigente. Difatti, a pag. 2 del regolamento, articolo 2 si definisce dehors aperto: “area esterna attrezzata la cui superficie è occupata senza delimitazioni oppure delimitata esclusivamente da fioriere qualora consentite”.

A pag. 39 sulla planimetria allegata, con l’indicazione delle aree su cui si possono allestire dehors, è riportata la legenda con l’indicazione delle “aree occupabili con tutte le tipologie di dehors” e le “aree occupabili con dehors aperti”. Nella legenda, alla voce “aree occupabili con dehors aperti” viene aggiunto tra parentesi “tavoli, sedie, ombrelloni, paravento, ecc.).

A parere degli scriventi, tale definizione messa tra parentesi e non chiaramente definita nel corpo del testo del regolamento, può generare perplessità, confusione, errata interpretazione della norma. L’art. 2 definisce chiaramente il dehors aperto, che è privo di delimitazioni e al più delimitato da fioriere, qualora consentite (e nelle zone storiche A1 e A2 non sono consentite, pag. 15 del regolamento). Dunque, essendo i paraventi così come definiti a pag. 25 del regolamento, delle delimitazioni, fisse o mobili che siano, non dovrebbero essere consentite nelle zone centro storico e murattiano.

Si accerti quanto segnalato e nel caso di effettiva difformità si proceda alla rimozione dei manufatti già realizzati e si blocchino eventuali autorizzazioni in itinere.

Vito Branà, consigliere comunale


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