«Dal quadro indiziario e dalle dichiarazioni rese è emerso come le dazioni da parte degli imprenditori, in favore dell'assessore Caputo e del funzionario Lisena, del tutto volontarie e prive di qualsivoglia forma di coazione, siano riconducibili quasi ad una forma di "dovere e riconoscimento", verso la carica e gli incarichi ricoperti, per avere partecipato a gare ed affidamenti di lavori pubblici. Tali condotte, certamente riprovevoli sotto il profilo giuridico oltre che morale, impongono tuttavia una diversa considerazione sotto il profilo della graduazione delle misure».
Così il Gip del Tribunale di Trani, Rossella Volpe, ha sostituito nei confronti degli imprenditori Valerio di Gregorio (di Trani, difeso dall'avvocato Claudio Papagno), Riccardo Di Santo, Andrea Ladogana, Pasquale Ieva e Francesco Giovanni leva la misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Il procedimento è quello che vede indagate 16 persone per fatti riguardanti appalti di opere pubbliche a Molfetta.
Fra gli altri indagati, torna in libertà Vincenzo Manzi, mentre il Gip ha confermato il carcere per Mariano Caputo, Orazio Lisena, Anna Sara Castriotta, Domenico Tancredi e Paolo Conforti, ed i domiciliari per Maurizio Bonafede, Vito De Robertis, Mauro Giancaspro, Francesco Sancilio e Michele Palmiotti.
Le misure furono eseguite lo scorso 8 giugno dalla Guardia di Finanza e, all'esito dell'interrogatorio di garanzia, solo i difensori Conforti e Palmiotti non avevano avanzato richiesta di sostituzione e revoca della misura cautelare.
