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Marè resort, roof garden smontato solo in parte: respinto ricorso di un proprietario del palazzo contro il Comune di Trani

  • «È da escludere che il Comune di Trani abbia tenuto un comportamento omissivo sul punto. Come si evince dai documenti di causa, nonché dalle stesse deduzioni dell'ente, l'amministrazione ha infatti concretamente posto in essere tutte le attività necessarie».

    Così la Seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia - presidente Adamo, estensore Allegretta, primo referendario Testini - respingendo il ricorso proposto da Piero Telesio di Toritto, difeso dall'avvocato Claudio Battista, contro il Comune di Trani, difeso dall'avvocato Michele Capurso, e nei confronti dei controinteressati Maurizio Telesio di Toritto, Excursus srl, Turismo e sviluppo srl.

    Oggetto del contendere, la mancata demolizione del roof garden dell'attività ricettiva Marè resort, sul lastrico solare di Palazzo Telesio, in piazza Quercia. Il ricorrente è proprietario di un appartamento al primo piano, mentre al primo e secondo piano in locali di proprietà di Maurizio Telesio di Toritto, si trova la struttura turistico alberghiera, al momento chiusa.

    Sul lastrico solare veniva realizzata da quest'ultima una copertura, identificata come roof garden, adibita a bar ristorante, sala ricevimenti e discoteca. Il 20 novembre 2015, all'esito di un sopralluogo di Comune Soprintendenza e Carabinieri, si rilevava che la struttura risultava composta di elementi lineari, fra travi e pilastri di metallo imbullonati alla pavimentazione del lastrico solare, ed era totalmente chiusa. Inoltre era dotata di elementi impiantistici, fra aria condizionata e filodiffusione, tali da farne perdere le caratteristiche di temporaneità e agevole amovibilità.

    Si accertò che le opere fossero state eseguite in difformità delle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza e così, con ordinanza del 28 dicembre 2015, il dirigente dell'Area urbanistica del Comune ingiungeva la rimozione del roof garden alle due società ed a Maurizio Telesio di Toritto.

    Avverso tali provvedimenti le società proponevano ricorso al Tar, respinto nel 2017. Seguiva ricorso al Consiglio di Stato, rigettato nel 2018.

    Il 10 aprile 2019 il Comune diffidava così le due società ed il proprietario di quegli immobili a dare esecuzione all'ordinanza di demolizione. Da lì a poco veniva eseguito un altro sopralluogo, all'esito del quale veniva confermata la difformità della struttura rispetto a quanto approvato dalla Soprintendenza.  

    Nel frattempo le imprese proponevano ricorso per revocazione avverso la sentenza del Consiglio di Stato ed il Comune, a fronte della diffida di Piero Telesio di Toritto a procedere alla demolizione, riteneva di attendere l'esito del giudizio per scongiurare ogni possibile rischio di risarcimento del danno in caso di eventuale accoglimento.

    Anche questo ricorso, con sentenza del 25 maggio 2020, veniva respinto. Seguivano così ulteriori ordini di demolizione a fronte dei quali, però, la stessa non avveniva. Il 16 novembre 2020 il Comune diffidava ancora una volta le società ed il proprietario dell'immobile a dare esecuzione all'ordinanza.

    Nel frattempo  giungeva il ricorso proposto da Piero Telesio di Toritto, circa il presunto contegno omissivo del Comune, che non avrebbe dato seguito all'attuazione della demolizione neanche attraverso la misura dell'esecuzione in danno.

    Palazzo di città, costituendosi in giudizio, ha eccepito l'infondatezza del ricorso in ragione del fatto di essersi costantemente attivato per soddisfare gli interessi pubblici.

    Inoltre, ed è questa la novità centrale degli ultimi mesi, il 22 ottobre 2020 la Soprintendenza ha rilasciato una nota dando atto di un sopralluogo congiunto svoltosi il 24 luglio del 2020. In tale documento l'ente di tutela comunicava al Comune il rilascio di un'autorizzazione, ai sensi di legge, per il mantenimento della struttura di esercizio permanente previa realizzazione di migliorie.

    In altre parole, il roof garden non dovrebbe essere più interamente demolito, ma rimodulato anche rendendolo funzionante 365 giorni l'anno e non più tenendo conto della stagionalità. Nella sentenza si legge testualmente: «È stata introdotta una nuova circostanza, di particolare complessità, che necessita di ulteriori approfondimenti e valutazioni».

    In ragione di ciò, «si configura un modus operandi del Comune - si legge nel pronunciamento dei giudici - improntato allo scrupolosa verifica d'ufficio dei presupposti e alla prudenza operativa per soddisfare i preminenti interessi pubblici (e indirettamente anche gli interessi privati) oggetto della sua cura e tutela, vi è stata una concreta attività amministrativa e non una mera inerzia».

    Ad oggi, dunque, è stata smontata soltanto una parte dal roof garden, perché quella rimasta in piedi potrà essere oggetto di un nuovo progetto che dovrà essere autorizzato dalla Soprintendenza. Ad oggi, scorgendo lo stato dei luoghi dalle proprietà confinanti, si nota una struttura comunque inutilizzata, con tanto materiale accatastato ai suoi confini e l'albergo ancora chiuso.

    A distanza di quasi sei anni dalla prima ordinanza di demolizione, l'impressione è che molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti.


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