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Ore 11.06, il processo si ferma al suono di 23 rintocchi: così Trani nel quinto anniversario del disastro ferroviario

Ore 11.06: udienza sospesa per osservare un minuto di raccoglimento e, nello stesso momento, ascoltare il suono di 23 rintocchi dal campanile dalla chiesa il cui salone ospita il processo.

Così ieri mattina a Trani, nel complesso parrocchiale di San Magno, si è ricordato il quinto anniversario della strage ferroviaria avvenuta lungo la Bari nord alle 11.06 del 12 luglio 2016, in seguito alla quale persero la vita, appunto, 23 persone, con altre 51 rimaste ferite.

Il caso ha voluto che una delle udienze programmate del lungo dibattimento, innescatosi da quel tragico incidente, sia coincisa proprio con il giorno del quinto anniversario dello scontro fra i due treni che percorrevano il binario unico fra Andria e Corato.

E così il processo, che pure va avanti non senza intoppi, ma va avanti, ieri non solo si è simbolicamente fermato, ma è sembrato significativamente passare in secondo piano rispetto alla commemorazione dell'incidente e delle vittime.

Così, alle 11.06, durante quei 23 rintocchi di campane si è tornati indietro, con la memoria, il cuore ed il dolore, al giorno del disastro e a tutto quello che ha portato con sé, non ultimo il desiderio di giustizia invocato dai parenti delle vittime, preoccupati non poco dai rallentamenti del dibattimento.

Paradossalmente, proprio da quando le udienze si stanno tenendo nell’auditorium "Monsignor Pichierri" della chiesa parrocchiale di San Magno, causa emergenza sanitaria e conseguente necessità di rispettare i protocolli di sicurezza, si è trovata una migliore quadratura del cerchio.

Sono 18 gli imputati nel procedimento (17 persone fisiche e la società Ferrotramviaria quale persona giuridica), accusati a vario titolo dei reati di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso.

Tra gli imputati i vertici e i dirigenti della Ferrotramviaria, i capistazione di Andria e Corato e l’unico capotreno sopravvissuto. La Ferrotramviaria risponde dell’illecito amministrativo dipendente dai reati commessi da vertici e dirigenti.

Parti civili nel procedimento, solo nei confronti delle 17 persone fisiche, sono Regione Puglia, comuni di Corato, Andria e Ruvo di Puglia e le associazioni Acu e Anmil, oltre i parenti delle vittime e i passeggeri sopravvissuti.

Nel frattempo, il 14 gennaio 2020, Il Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Trani aveva assolto per non avere commesso il fatto Elena Molinaro, ex dirigente del Ministero delle infrastrutture, difesa dall'avvocato Maurizio Sasso, al termine del rito abbreviato.

La professionista aveva scelto di presentarsi in camera di consiglio dovendo rispondere di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime e disastro ferroviario in concorso con l'allora direttore generale del ministero, che invece si trova a processo con il rito ordinario. Avverso la sentenza ha proposto ricorso la pubblica accusa.


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