«Devo tanto, forse quasi tutto a Mimmo Lamia-Caputo. Perché sono stato il suo secondo portiere e da lui ho imparato tutti i segreti possibili per costruire anch'io la mia carriera».
Così Nicola Di Leo, il portiere tranese che, dalla maglia biancoazzurra, ha poi spiccato il volo verso la serie A, in cui ha giocato sia con la casacca dell'Avellino (che già Lamia-Caputo aveva vestito), sia con quella dell'Udinese. Di Leo fu il secondo portiere della stagione 77-78, conclusa con la vittoria del campionato di Promozione, in cui Lamia-Caputo svolse il doppio ruolo di allenatore e giocatore.
«Gli faccio i più affettuosi auguri di buon compleanno ed è giusto che oggi lo si celebri degnamente - aggiunge Di Leo - sia per le straordinarie qualità umane, sia per quelle tecniche. Ha una giusta fama di pararigori, ma in realtà - precisa Di Leo - il suo vero segreto è stata stata l'esplosività fisica: grazie alla forza dei suoi quadricipiti saltava e scattava come pochi fra i pali. Io da giovane non avevo giovane la sua stessa costituzione fisica e lui lavorò molto su questo per permettere di migliorarmi».
«A Mimmo Lamia-Caputo anche io devo tantissimo - dice di lui Pino Brescia - oggi collaboratore di Giovanni Stroppa sulla panchina del Monza -. Ero nel primo Trani allenato da lui ma non avevo ancora 16 anni e quindi non potevo ancora giocare in Serie D: appena arrivò il mio compleanno, subito lui mi buttò dentro. Oggi le squadre sono obbligate a fare giocare gli under, a quei tempi era rarissimo che questo accedesse. Ed avere esordito così presto mi ha aiutato a farmi le ossa e poi la carriera che ho fatto sia da giocatore, sia da allenatore: spero che stia ripagando nel migliore dei modi la sua fiducia».
Il preparatore atletico del Trani 77-78, in cui Lamia-Caputo svolse il doppio ruolo di allenatore-giocatore, fu Carmine Verrigni professionista grazie al cui lavoro tanti campioni sono cresciuti. «Con Mimmo è stato ancora più facile lavorare - confessa Verrigni -, perché atleticamente era già pronto grazie a quella sua incredibile esplosività nelle gambe che l'ha portato veramente lontano. Ma di lui mi piace evidenziare anche l'aspetto umano, che ne ha fatto una persona benvoluta a Trani e fuori Trani: se andate a Pescara, vedrete che negli spogliatoi ci sono ancora delle sue foto e se chiedete a qualcuno di quelle parti di Mimmo Lamia-Caputo, non potrà che parlarne meravigliosamente bene».
