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Archivio di Stato via da Trani? Un ex dipendente non ci sta: «Non si assecondi il capriccio di qualcuno»

  • Mauro Elia De Pinto, 68 anni, entrato nell'Archivio di Stato nel 1987 in qualità di dipendente del personale di custodia, da due anni è in pensione.

    Anche per effetto della sua quiescenza oggi, mello storico Palazzo Valenzano di piazza Sacra regia udienza ci sono solo due dipendenti a fronte di un fabbisogno di dieci. Svolgono la loro attività dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 13, ed inoltre il martedì e giovedì, dalle 15 alle 18.

    L'Archivio di Stato di Trani nasce di fatto nel 1443, con l'istituzione in città della Regia udienza. Trani era capoluogo della Terra di Bari e, pertanto, annoverata tutta una serie di prestigiosi uffici compreso l'Archivio di Stato.

    La sezione di Barletta arriva solo nel 1973, ma con contenuti non di rilevante importanza quanto quelli di Trani: basti pensare che a Barletta ci sono 2 chilometri e mezzo di scaffalature, mentre a Trani 7 chilometri e mezzo, oltre 67.000 pezzi di interesse archivistico.

    I documenti contenuti nell'Archivio di Stato di Trani risalgono a partire dal 1500, e sempre dalla stessa epoca ad esso si annesse l'Archivio notarile del nostro comprensorio, rimasto attivo fino al 2000.

    La sezione di Archivio di Stato di Trani conserva una preziosa documentazione giudiziaria a partire dal XVI secolo, costituita dalle Carte amministrative e giudiziarie della Sacra regia udienza provinciale di Terra di Bari, nonché gli archivi degli uffici giudiziari preunitari e postunitari, gli atti notarili a partire dal XV secolo e tutti gli altri archivi delle amministrazioni statali ed enti pubblici pervenuti, rispettivamente per regolare versamento o per deposito.

    Il Ministero dei beni ed attività culturali dispone che gli organi preposti alla conservazione dei documenti siano l'Archivio centrale dello Stato, che ha sede a Roma, e gli Archivi di Stato che hanno sede nei capoluoghi.

    Insieme con quelli ne sono autorizzati altri 40, in altrettanti comuni (tra cui Trani), nei quali esistano archivi statali rilevanti per qualità e quantità: ebbene, questi possono continuare ad essere perfettamente autonomi con il benestare del Ministro dell'Interno e su parere del Consiglio superiore degli archivi.

    Nonostante questo scenario, apparentemente blindato, dallo scorso 21 ottobre 2021, a seguito di un documento rilasciato dalla Prefettura di Barletta Andria Trani, il destino dell'Archivio di Stato di Trani è in forse.

    «Quello che è accaduto quel 21 ottobre è tuttora difficilmente spiegabile - dice Di Pinto - e non comprendo come si sia potuto parlare da più parti di «passi in avanti verso il completamento degli uffici periferici dello Stato nella provincia. Al contrario, l'eventuale perdita dell'Archivio di Stato a Trani sarebbe un grosso passo indietro che, fra l'altro, non avrebbe ragione di essere non solo per le questioni inerenti la quantità e qualità del materiale contenuto, ma anche perché vi sono altre motivazioni storiche ed organizzative a supporto della permanenza a Trani di questa istituzione».

    Di Pinto, in particolare, fa riferimento alla permanenza a Trani del Tribunale, il cui comprensorio non è coincidente con quello della provincia mentre lo è del notariato, che a sua volta ha il suo archivio in quello di Stato: «Pertanto non si comprenderebbe come un'istituzione lasci la città - fa notare -, mentre l'altra sia destinata a rimanervi».

    Vi sono poi altre questioni tutt'altro che di poco conto. «All'interno di Palazzo Valenzano - ricorda Di Pinto - non vi sono soltanto libri, cartelle, documenti e faldoni, ma anche un importantissimo laboratorio di restauro che non potrebbe in alcun modo spostarsi altrove a causa del grande spazio che già esso stesso richiede».

    E poi, a giudicare dalle foto a corredo di Palazzo Valenzano, esse non soltanto documentano la spettacolarità dei volumi storici custoditi, ma anche il pregio degli arredi e scaffalature che li ospitano, con una sala quasi interamente sovrapponibile alla Beltrani della nostra biblioteca comunale. E poi ancora l'antico torchio, che a sua volta sembra ricordare i macchinari dell'altrettanto storica tipografia Vecchi «Spostare l'Archivio di Stato a Barletta solo per assecondare il capriccio di qualcuno, che a sua volta a breve andrà in pensione - conclude Di Pinto - sarebbe un errore imperdonabile per effetto del quale si andrebbe a perpetrare un ennesimo, ingiusto scippo nei confronti della nostra città, Mi auguro che i cittadini e i loro rappresentanti nelle istituzioni non restino indifferenti al grave pericolo che stiamo correndo».

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