La vasta comunità italiana di Crimea, figlia della deportazione sovietica, è formata soprattutto di pugliesi. Ed al vertice dell'associazione «Cerkio», che li rappresenta, c'è una donna di Trani, Giulia Giacchetti Boico.
Con lei ha tenuto frequenti contatti, fin quando è stato in vita, il cantautore e artista tranese Antonio Tritta, in arte Nino Turenum, grazie al quale, per esempio, la comunità di Kerch, il paese che li ospita, scoprì che il San Nicola che veneravano non sarebbe dovuto essere solo quello di Bari, ma anche il San Nicola Pellegrino di Trani.
Si sentono fortemente italiani e in Italia adesso vorrebbero tornare perché, con le prime avvisaglie di guerra, hanno paura. Ciononostante, nessun contatto è in atto con il governo italiano.
Il problema di fondo è che la Crimea è una penisola contesa da anni fra russi e ucraini. Fu annessa alla Russia con una consultazione referendaria, ma di fatto è fisicamente parte dell'Ucraina e, a prescindere di ciò, gli italiani di Crimea non si sentono né l'uno né l'altro, ma italiani, e lamentano il fatto che da Roma scarsi siano i segnali di attenzione nei loro confronti.
Al contrario di quanto avvenuto lo scorso 29 gennaio a Milano, dove si è ricordato con una picocla cerimonia l’80mo anniversario della deportazione degli italiani in Crimea, in quanto accusati di essere fiancheggiatori del fascismo.
Nessun segnale, però, da Trani e dalla Puglia, e questo la dice lunga sull'attenzione delle comunità locali nei confronti di quella di Crimea.
Eppure, il 9 giugno 2012, Giulia Giacchetti oico fu ospite a Trani, per merito di un funzionario comunale, Pasquale Palone, e del giornalista Rai Tito Manlio Altomare.
Una visita rapida, durata poco meno di due ore, durante la quale la guida turistica Andrea Moselli accompagnò la rappresentanza nei luoghi più caratteristici del centro storico.
Per l’amministrazione comunale ci fu l’assessore al turismo, Fabrizio Sotero, che donò a Giulia un libro sulla nostra città.
Oggi, con una guerra che scoppia, riaffiora un problema di sempre che stavolta è ancora più grave, perché c'è in gioco il desttino di una comunità.
(foto della comunità pugliese di Crimea di repertorio)


