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Il Carro dei Guitti presenta "L'abito non fa il prete": parte dei proventi andrà ai profughi ucraini

Ieri sera teatro gremito, quello della Parrocchia degli Angeli Custodi, per lo spettacolo "L'abito non fa il prete", commedia scritta da Giuseppe Francavilla. A portarla in scena la compagnia teatrale "Il carro dei Guitti". Parte dei proventi dello spettacolo di ieri è stata devoluta alla causa Ucraina: sarà, infatti, convertita in buoni spesa da dare alle famiglie di profughi accolte nella nostra città.

Subito dopo lo spettacolo, c'è stato un momento davvero emozionante con le note dell'inno nazionale ucraino: tutti in piedi, italiani e ucraini, uniti a cantarlo.

Sono stati poi recitati questi versi, presi in prestito dal poeta Salvatore Quasimodo recitati da Giuseppe Francavilla: "E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, tra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo". Su questa scia emotiva, Francavilla ha poi commentato i fatti di guerra: "Hanno rubato il cuore degli Ucraini, infangato e buttato per terra. Eppure, così malridotto, continua a battere e batterà per la libertà fino all'ultimo respiro".

Tutto questo si è svolto in presenza di Ruslana, una donna ucraina che abita nella città di Andria.

Per la cronaca, è da ricordare che Giuseppe Francavilla, sin dall'inizio della guerra, ha deciso di fare qualcosa per aiutare il popolo dell'Ucraina e, con il supporto del Carro dei guitti e grazie all'ingegner Elio Loiodice che ha messo a disposizione la struttura della Croce Bianca, ha provveduto a fare una prima raccolta di alimenti, abbigliamento e farmaci da inviare alle frontiere ucraine. Con una seconda raccolta sta approvigionando le famiglie ucraine accolte nella nostra città e in quelle limitrofe e contemporaneamente sta fungendo da supporto alle istituzioni nel trovare famiglie disposte ad accogliere i profughi. Francavilla non è da solo, ma è supportato da una vera e propria squadra chiamata "soldati di pace": all'inizio erano solo in sei, ma in poco tempo sono diventati trenta. Tutto questo semplicemente con un unica finalità: aiutare chi sta soffrendo a causa della guerra.


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