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Non solo guerra, da Trani una riflessione sulle persistenti morti sul lavoro

In questi giorni d’aprile in cui ci scambiamo con parenti e amici gli auguri di pace e serenità in occasione della Pasqua, nonostante di queste non vi sia alcuna traccia nel mondo, non solo in Europa a causa della guerra Russia/Ucraina, non riesco a non pensare con angoscia alle ennesime stragi, queste non per una guerra, che si sono consumate sul lavoro nelle uultime ore a Cesena, Trento, Sassari e Sirmione. Non riesco a immaginare quanta sofferenza queste tragiche morti abbiano prodotto alle famiglie di quelle vittime proprio nel giorno in cui la resurrezione di Cristo evoca la vittoria del bene sul male.

Ho l’impressione che le morti sul lavoro spesso anche plurime, che avvengono ormai con frequenza quasi quotidiana, abbiano perso anche il diritto alla prima pagina dei giornali che invece meriterebbero, perché le carenze, le lacune, i “risparmi” delle aziende sulla prevenzione non sono calamità naturali, sono omicidi. Sono anni, come vado ripetendo, che continuiamo a tollerare che le crisi, che con frequenza ciclica si verificano prima ancora che la precedente sia definitivamente superata, penalizzino l’accettazione del lavoro purché sia, offerto in carenza di sicurezza.

Il giorno dopo saremo, Istituzioni, politici, datori di lavoro, semplici cittadini, tutti sconcertati, indignati, affranti, ma mai che si faccia qualcosa perché si possano evitare queste tragedie.     

I dati di questa ecatombe sono sotto gli occhi di tutti, stanno crescendo, come sta crescendo il PIL. Ma questa crescita contestuale non può rappresentare la normalità, perché vorrebbe dire che è diventata cultura dominante la logica della massimizzazione del profitto a tutti i costi, anche a quello della vita di chi lavora in presenza di carenze di sicurezza.

Le imprese investono nella riorganizzazione del lavoro attraverso nuove forme evolutive che non tengono in alcun conto lo stress che ne deriva ai lavoratori: ecco lo smart working, che evita l’ansia della presenza del capoufficio, la logistica etica e quant’altro. Ma l’Etica non dovrebbe essere fondamento dell’organizzazione del lavoro?

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha fissato per quell’anno l’obiettivo del dimezzamento del numero di morti sul lavoro entro il 2030: mi chiedo, deve per forza esistere una quota accettabile forse fisiologica di morti sul lavoro? 

Trani 18 aprile 2022

Antonio Carrabba


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