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Giornata mondiale dell'amianto: la riflessione di Carrabba e Ulisse

Oggi 28 aprile è la GIORNATA MONDIALE DELLA SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO, DEI MORTI SUL LAVORO E PER L'AMIANTO. La dedica di un giorno dell’anno a specifici eventi sociali viene vissuto, a mio avviso, con troppa disinvoltura, forse noncuranza da parte di molti, a meno che i media non abbiano sensibilizzato per tempo la pubblica opinione. Sentendo parlare di “giornata per…” viene da pensare ad una festa, anche se i calendari non la evidenziano in rosso!

In realtà la data del 28 aprile non è una festa, ma è un giorno di lutto in cui ogni essere umano dovrebbe vestire in nero, evocando una abitudine del passato quando la cultura del tempo imponeva una manifestazione esteriore molto forte per rispettare la morte di una persona cara. Ciò detto è bene sapere che dal 2018 a ieri in Italia sono morti 4713 lavoratori mentre erano al lavoro!

Tre lavoratori ogni giorno hanno perso la vita in 1578 giorni (compresi festivi e lockdown) dal 2018. Da casa si esce per farvi ritorno dai propri cari non per andare a morire! La Costituzione italiana recita che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non che la morte sul lavoro è una fatalità imprevedibile e che la sua alea si può e si deve correre. Si ripete ancora una volta: la crisi ha penalizzato fortemente i lavoratori attraverso l’accettazione del lavoro pur in casi di gravi carenze di sicurezze.

È il momento di puntare il dito non solo verso chi attraverso la logica del profitto, purché sia, lo persegue in spregio della vita di chi quel profitto contribuisce in modo determinante a produrre, ma verso i servizi delle ASL che vengono meno ad un obbligo di controllo che fa del lavoro in molti, troppi, casi occasione di MORTE. Chi si sottrae a obblighi istituzionali come nel caso è complice di omicidi bianchi che non si possono perdonare e per questo tollerare.

Non è incidentale che il 28 aprile sia anche la data dei morti per causa dell’amianto. L’amianto è una sostanza altamente cancerogena e uccide. Provoca gravi patologie tumorali a carico dell’apparato respiratorio e non solo. Recenti studi sembra abbiano individuato nell’amianto la causa di gravi patologie delle vie biliari. I morti per causa dell’amianto sul pianeta sono oltre 100.000. L’OMS ha affermato che oltre la metà dei casi sono registrati in Europa (56% dei decessi per mesotelioma pleurico e 41% per asbestosi). L’Italia con le vicende dell’Eternit a Casale Monferrato e Bagnoli e Fibronit di Bari fra le più note, ha dato un contributo di vite non indifferente e oggi i parenti delle vittime dopo il calvario vissuto dai propri cari ammalati vedono troppo spesso non riconosciuti i diritti all’indennizzo pure previsto dalla legge.

Anche per le mancate bonifiche dell’amianto non possiamo esimerci dal puntare il dito contro i pubblici amministratori per la tolleranza, in spregio della vita, nonostante la legge 257/92 abbia ormai da compiuto 30 anni e delle ASL che consentono finanche lo svolgimento di attività lavorative in capannoni con coperture in amianto. L’amianto ormai fuori legge dal 1992 nella diffusa conclamata pratica delle mancate bonifiche e manutenzioni ordinarie oggi è tutto da rimuovere e purtroppo dovremo assistere ad un aumento delle patologie asbestocorrelate per il grave stato di compromissione dei manufatti se non accelereremo sulla dismissione.

A breve torneremo a sensibilizzare l’assessora regionale all’ambiente su una proposta recentemente da noi avanzata per avviare le bonifiche senza ulteriori rinvii.


Antonio Carrabba, Portavoce BAT Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute; Nicola Ulisse, Responsabile Codacons Sede locale di Trani

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