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Il Santo del perdono: Trani celebra San Nicola il Pellegrino

Dal 1946, il 2 Giugno per l’Italia è una data importante e significativa. Essa, infatti, ricorda la nascita della Repubblica, a seguito del referendum dove venne chiesto ai cittadini della Penisola di scegliere tra Monarchia e Democrazia. Per Trani, e per l’intera Chiesa che è nell’Arcidiocesi, vi è un motivo in più per far festa. In tale giorno si festeggia la solennità di un giovane pellegrino, proveniente dalla Grecia. Un giovinetto che, per tutta la sua vita altro non ha manifestato che la grande Misericordia del Dio dell’amore. Nicola, il suo nome.

Egli nasce a Stiri (Grecia) nel 1075. Sin da subito è attratto dal perdono divino. Kyrie eleison il suo motto, che sta a significare Signore Gesù, abbi misericordia di noi peccatori. Sunto in due semplici parole, esterna in casa la già menzionata certezza di fede. Sfinita, la madre del giovane lo dimette dalla dimora casalinga. Bussa alle porte del monastero fondato da san Luca il giovane. Ma niente da fare. Egli stanca ed infastidisce gli equilibri della casa religiosa. I monaci, infatti, consigliano lui di andare via per altre strade. Un pellegrinaggio gli nasce nel cuore. Destinazione? Roma, il cuore della Santa Chiesa Cattolica. Precursore del dialogo ecumenico, tra Cattolici ed Ortodossi, si imbarca. Arriva in Puglia, più precisamente ad Otranto. Qui ha inizio il vero e proprio suo peregrinare per città e villaggi, alla ricerca del solo richiamare al vero amore che proviene dal cielo.

Deriso, percosso e cacciato da molteplici città pugliesi, tra cui Lecce, Racale, Taranto giunge a Trani. Qui vi arriva il 20 maggio del 1094. Scalzo, con una semplice croce in mano, vestito di sacco porta al collo una sobria bisaccia. Qualche moneta, un po’ di frutta al suo interno. Dal suo arrivo avviene qualcosa di particolare. L’intera popolazione è letteralmente attratta dalla sua presenza. Il suo cantare inni in greco richiama centinaia di bimbi che, bonariamente e certi di potersi fidare, gli fanno da corona. La voce che in città sia arrivata una grande figura si fa sempre più forte. Come guida di pastore sulla Cattedra tranese vi è Bisanzio I. Ha origini greche. Incuriosito da una così particolare presenza, richiama in Vescovado il giovane. Impaurito e certo di essere dimesso anche da Trani, Nicola si reca a colloquio. Ma avviene qualcosa di diverso.

Il vescovo, diversamente da tutti gli altri pastori della Puglia, non gli comunica di lasciare la città. Non percuote il ragazzo, non lo mortifica e non lo deride. Il buon pastore, Gesù Cristo, è un’attrazione di vita per i successori degli apostoli. E così Bisanzio, con questa certezza nel cuore incoraggia il provenuto da Stiri. Invita a continuare così. È commosso dalla sua presenza ed addirittura lo ringrazia per aver tanto diffuso tenerezza e conforto divino fra tutti i cittadini. Meravigliato da un tale riscontro, sentendosi realmente indegno nel ricevere tali congratulazioni, il giovine fugge via da palazzo. Per tre giorni continua la gioia nicolaiana, oramai divenuta così contagiosa che diventa storia anche per i paesi limitrofi. Il 23 maggio, stanco e sfinito per tanto cammino e tanto sconforto ricevuto, inizia a girare voce che il Ragazzo stia poco bene. Accolto presso la stalla di un certo Sabino, l’intera cittadina è lì presente. Grandi e piccoli sono vicini a lui.

Tutti si fanno prossimi pieni di gratitudine. Venerdì 2 Giugno 1094, Nicola consegna la sua anima a Dio. Addolorati e sentendosi mancanti di una così bella presenza, è la popolazione a recarlo nell’antica Cattedrale. Qui i tranesi desiderano le esequie, celebrate dall’Arcivescovo. Sul suo corpo qualcuno ci si getta. Per curiosità, per fede o addirittura per fama. Dio inizia ad operare i primi miracoli. Una ragazza orba dalla nascita riacquista la vista. Ne seguono molteplici. Il Santo Padre, Urbano II, autorizza il vescovo di Trani a canonizzarlo. È la città che lo desidera ed il pastore, inerme a possibili contrasti, bonariamente e consapevole acconsente tale azione di grazia. Nel 1099 hanno inizio i lavori della regina delle cattedrali di Puglia.

A distanza di novecentoventotto anni dal suo “Dies natalis”, ancora una volta Trani è pronta a festeggiare il santo. La Confraternita, che ne onora il santo e ne porta il titolo, ha organizzato i festeggiamenti. Giorni di preparazione, vissuti in Cattedrale dal 29 maggio al 1 giugno, vedranno coinvolti alcuni sacerdoti secolari: Don Sergio Pellegrini, Don Michele Torre, Don Francesco Mastrulli, Don Gaetano Lops e Mons. Mimmo De Toma. Il giorno della festa è, come da tradizione, caratterizzato dalla celebrazione delle ore 11 presso il luogo ove Nicola morì. La sera, Sua Eccellenza l’Arcivescovo, assieme al clero ed al capitolo Cattedrale, con una solenne concelebrazione eucaristica vissuta in Piazza Duomo, segna ancora una volta quel legame di comunione con Dio per un dono così eccezionale. Così, a distanza di qualche anno dovuto alla pandemia, si riprende con la solenne processione cittadina. La benedizione conclusiva, impartita alla Città tutta, è sintomo del vero legame dei tranesi col santo.

Ancora una volta possiamo gioire e rallegrarci. Il santo delle ciliegie e del sorriso ci fa memoria di quel perdono di Dio reale. Proprio un semplice giovane ha permesso l’esternare la grande pietà che Dio ha verso tutti i suoi figli. Una presenza non lontana, ma vicina per i tempi odierni. Il protettore della città e dell’arcidiocesi è legame di comunione con i fratelli ortodossi. È patrocinio di tutti i giovani e le giovani, che spesso sono animati da sconforto umano e delusione costante. Nicola ci insegna che davvero la Misericordia può essere tradotta in una sola parola: amore. Quello di Dio che ha voluto dire a noi tranesi, attraverso Nicola, che “sarò con noi sino alla fine dei tempi”.

Alfredo Cavalieri


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