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Ospedale di Trani fra passato, presente e futuro: parlano Santorsola, Fortebraccio e Mazzilli

«Concordo sul fatto che il 9 luglio 2004 (chiusura di Ostetricia, ndr) sia stata la madre di tutte le date associate alla chiusura del nostro ospedale, ma la parabole discendente era iniziata molto tempo prima, già dal 1986 con la chiusura del Reparto infettivi».

A parlare è Mimmo Santorsola, che all'epoca dei fatti dirigeva Il servizio di oncologia e nel 2015 sarebbe divenuto consigliere regionale, favorendo l'anno seguente l'accordo di programma fra Regione, Asl Bt e Comune di Trani per la riconversione dell'ormai ex ospedale in Presidio territoriale di assistenza.

«Quello che è accaduto a Trani è stato l'effetto di scelte subite dalla politica, di fronte alle quali Trani non ha avuto la forza di reagire - riprende Santorsola -. Per questo ho creduto e credo ancora fortemente nel Pta, perché l'assistenza territoriale è la risposta più moderna, efficiente ed efficace al bisogno di sanità dei cittadini, senza inutilmente ingolfare gli ospedali. Abbiamo dei fiori all'occhiello come Radiologia e Oculistica, che tutto il territorio ci invidia, e ben tre piastre operatorie che funzionano a ritmo battente. Va però migliorato il servizio di emergenza-urgenza, chiedendo con forza quelle tre ambulanze che il protocollo prevedeva e che ancora non ci sono».

Non meno duro è il dottor Arturo Fortebraccio, altro medico di punta di Ostetricia e ginecologia di una volta ed anche ex consigliere provinciale di Bari, prima ancora che nascesse la Bat. Fortebraccio all'epoca era anche direttore sanitario dell'ospedale di Trani, «e proprio per questo - racconta - vedevo dal di dentro cose che persino a me parevano inspiegabili. La progressiva chiusura del reparto avvenne grazie ad un artifizio numerico sui giorni di degenza, per effetto dei quali Trani perse posti letto e Bisceglie li guadagnò. Le cose non stavano proprio in quei termini ma quei numeri, posti in quella maniera insieme con una spietata e irreversibile volontà politica, segnarono la fine del reparto e anche quella delle nascite. La casa del parto? Non ci ho mai creduto perché, nonostante le generiche garanzie, oggi un parto assistito da ostetriche non può considerarsi sicuro e, al primo problema, si rischia grosso se non si ha una struttura attrezzata per evitare il peggio. A maggior ragione, sconsiglio fortemente di partorire in casa pur comprendendone le ragioni».

L'ultimo atto di accusa è di Mauro Mazzilli all'epoca medico del reparto di Cardiologia di Trani e poi dirigente del Partito democratico: «La Regione Puglia ha scientificamente chiuso il presidio ospedaliero di Trani - è la sua tesi - al termine di un percorso lungo durato almeno 15 anni e adesso giunto a compimento. La data del 9 luglio 2004 è stata certamente centrale, ma tutto nacque nel 2000 con il piano di riordino ospedaliero del governatore Fitto, che inquadrò un forte ridimensionamento di Trani, declassato a stabilimento satellite di Barletta. Fu una scelta fatta senza alcuna motivazione tecnica a supporto e senza valutare che gli ospedali di Trani e Bisceglie, essendo le due città distanti non più di 5 chilometri, erano naturalmente predisposte ad una integrazione. A quel tempo Trani era ancora una realtà efficiente, multi specialistica e con punte di eccellenza come il centro di Rianimazione, l'Ematologia e naturalmente Ostetricia e ginecologia, che realizzava almeno 1000 parti l'anno, numeri superiori a quelli di tutti gli altri reparti del nord barese. Trani impari ad eleggere con maggiore maturità i suoi rappresentanti politici e si mobiliti - conclude Mazzilli -, altrimenti non si va da alcuna parte e piangeremo ancora sul latte versato».


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