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«Conservare e valorizzare». A Trani inizia un percorso comune in favore dei beni culturali

Non basta conservare i beni che abbiamo nel territorio se, poi, non siamo in grado di renderli fruibili. Perché questo avvenga, però, è necessario che tutte le parti in causa dialoghino fra loro, remino dalla stessa parte e, laddove possibile, accorcino i tempi degli interventi.

Di questo si è parlato, giovedì scorso, nel convegno dal titolo «Tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale: quali possibili scenari?», organizzato dagli Ordini degli architetti e degli avvocati, insieme con Italia nostra, e tenutosi a Palazzo Covelli, presso la sede degli architetti della Bat.

Vi hanno preso parte, oltre i presidenti dei soggetti organizzatori, rispettivamente Paolo D'Addato e Tullio Bertolino, il soprintendente di Bat e Foggia, Anita Guarnieri, il comandante del Nucleo dei Carabinieri tutela patrimonio culturale di Bari, Giovanni Di Bella, l'architetto Loredana Ficarelli, prorettore vicario del Politecnico di Bari, e l'architetto Matteo Ieva, docente di progettazione architettonica e urbana dello stesso ente. È intervenuto anche il sindaco, Amedeo Bottaro, e ha moderato l'incontro l'architetto Francesca Onesti, per Italia nostra.

«Nel nostro mestiere si afferma il principio della tutela e della conservazione del bene culturale - spiega D'Addato -, ma l'architetto è anche un progettista, perché questi beni culturali vanno sì tutelati e conservati come patrimonio identitario del nostro territorio, ma vanno resi anche fruibili e valorizzati. È importante la gestione di questi beni perché altrimenti, una volta che li abbiamo conservati e musealizzati, rimangono fini a se stessi. È quindi importante la frizione, senza la quale l'investimento per restaurarli e conservarli sostanzialmente viene meno.

L'architetto Onesti, nel 2000, scrisse un libro, dal titolo «La campagna di Trani», in cui documentava con scrupolo dimore e masserie di pregio, molte delle quali già in rovina. Ventidue anni fa parevano quasi delle divagazioni, ed invece aveva colto nel segno ed oggi questa è una urgenza e priorità. «Il problema di questo patrimonio enorme, che siamo purtroppo perdendo - spiega l'architetto - è diventato enormemente attuale. I privati sono soli e non ce la fanno economicamente, quindi ci vorrebbero degli interventi mirati da parte delle istituzioni per riqualificare questi beni che stanno letteralmente crollando: penso, per esempio, alla Torre normanna nei pressi dell'uscita dell'autostrada, che è già crollata, a Villa Melodia che sta crollando, a Villa Maggi che è stata fatta crollare, a Villa Monetti oscurata da un nuovo palazzo. Io non posso che documentare le presenze nel territorio e le emergenze che ci sono, e se abbiamo voluto questo incontro è proprio perché vogliamo occuparci e tentare di salvare il salvabile, avviando un percorso comune».

«Ho vissuto con grande favore questo momento di incontro con il territorio ed i professionisti della Bat - dice a sua volta la soprintendente Guarnieri -. Il confronto dialettico è sempre costruttivo perché, se il Ministero non lavora insieme con i professionisti che operano sul territorio, è sicuramente più difficile mettere in campo delle trasformazioni che siano condivise, affidandosi solo soltanto a delle imposizioni legati a pareri e prescrizioni. Spero di avere avviato nuovo momento di dialogo non soltanto con Trani, dove sono ritornata con grande piacere dopo l'esperienza di direttrice del castello, ma con tutti i comuni della Bat».


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