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Festival Anima Mea, domenica il viaggio tra le musiche di frontiera con l’Ensemble Orfeo Futuro

Suoni e canti tra due mondi e attraverso i secoli, lungo il filo sottile che lega vecchio continente e tradizione latino-americana. Il festival Anima Mea viaggia tra le musiche di frontiera con l’Ensemble Orfeo Futuro, protagonista del concerto «Amada esquina», una produzione dell’associazione L’amoroso in programma sabato 8 ottobre (ore 20.30) nella Sala San Giuseppe del Redentore, a Bari, e domenica 9 ottobre (ore 20.30), a Palazzo Beltrani, a Trani. Il doppio appuntamento, realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Puglia, della Città Metropolitana, del Comune di Bari e del Comune di Trani attraverso l’assessorato alla Cultura guidato da Francesca Zitoli, viene realizzato a ridosso della «Giornata del rispetto della diversità culturale», che in Argentina si festeggia il 12 ottobre. D’altronde, argentini sono il controtenore Maximiliano Baños, la specialista del tenore di viola Luciana Elizondo e il percussionista Leonardo Moreno, che con Rosita Ippolito (basso di viola), Gioacchino De Padova (basso di viola) e Giuseppe Petrella (tiorba e chitarra) compongono l’Ensemble Orfeo Futuro.

In spagnolo, ma anche in portoghese, le lingue del Centro e del Sud America, «amada esquina» significa «angolo preferito». E, in effetti, ci sono «angoli della musica» che più di altri conservano la memoria della frontiera, del punto di passaggio in cui si sono generate, dell’incontro tra mondi musicali lontani. Per esempio, dalla polifonia del Siglo de Oro fino alla canzone d’autore latino-americana: il filo sottile che lega questi mondi musicali non ha a che fare con la storia dello stile, ma con l’antropologia della lontananza, con la lingua del ricordo. E «Amada esquina» cerca quel filo di canto, quel tratto comune della poesia per musica che possa ricomporre le fratture dello stile affiancando, per esempio, Miguel Matamoros, il chitarrista di Santiago de Cuba che con il Trio Matamoros per tutta la prima metà del Novecento diede un grande contributo allo sviluppo del son cubano, a Vincenzo Ruffo, compositore rinascimentale fortemente influenzato dalla scuola franco-fiamminga.

Il programma, comprendente un paio di antichi anonimi, tocca anche l’universo di Augustin Barrios, il chitarrista paraguaiano che agli inizi del secolo scorso volle far emergere le radici arcaiche del suo strumento legate ad un mondo magico e spirituale, e il repertorio di Chabuca Granda, la cantante creola peruviana diventata famosa con la canzone «La flor de la canela», tra i brani scelti dall’Ensemble Orfeo Futuro. Si ascolteranno anche uno dei pezzi più noti del pianista e compositore cubano Emilio Grenet Sánchez, «Tú non sabe inglé», per il quale l’autore musicò una poesia del poeta Nicolàs Guillèn, e una perla poco conosciuta di Gaspar Fernandes, musicista portoghese che a cavallo tra ‘500 e ‘600 fu attivo come organista oltreoceano nelle cattedrali di Santiago de Guatemala e dell’attuale Nuovo Mexico. Quindi, si arriverà a ridosso dei nostri giorni con le musiche del chitarrista cubano Leo Brouwer, del padre del «tango nuevo» Astor Piazzolla e di un altro innovatore della musica popolare argentina, Juan Carlos Cobián. Tra le chicche, il bolero «Ausencia» di Jaime Prats, il fondatore e direttore della Cuban Jazz Band, e il lied «Der Engel» del grande pianista e compositore russo Anton Rubinstein.

Info biglietti e prenotazioni 353.4130148 e lamoroso.it/eventi/


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