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«Pietra di Trani senza più personale»: imprenditori e Cogeser confermano e rafforzano la denuncia della Uil

C'era una volta una Trani la cui economia ruotava tutta intorno alla pietra locale: oggi quell'enorme patrimonio volano di lavoro, sviluppo e ricchezza, si è ridotto al lumicino e, soprattutto, non c'è più un ricambio generazionale.

A segnalarlo è il segretario locale della Uil, Domenico Cognetti, in una nota rivolta al sindaco, Amedeo Bottaro, in cui riporta segnalazioni da parte di varie aziende nel settore lapideo «che lamentano le difficoltà nel sostituire il personale collocato in quiescenza».

Tanti vanno in pensione, pochi entrano al loro posto «perché non esistono nel territorio di Trani istituti di formazione teorico-pratica - lamenta il sindacalista -, né percorsi didattici finalizzati all'acquisizione delle conoscenze base per svolgere la mansione di marmista o attività connesse».

Non è una rivendicazione sindacale, ma una chiara lettura sociale di un fenomeno speculare rispetto  al passato, specchio di nuovi tempi in cui non solo non ci sono scuole di settore ma, soprattutto, i giovani sembra facciano fatica ad accettare di sporcarsi le mani.

A confermare tale scenario è uno degli Imprenditori più famosi del settore lapideo, Umberto Cormio, che condivide e rilancia con maggiori dettagli la crisi di personale che il comparto sta vivendo: «Mancano segantini, lucidatori, fresatori e flexisti. Nelle cave, poi, scarseggiano escavatoristi e cavamonti».

Ancora più allarmanti sono i dati che arrivano da Stefano Di Modugno, presidente del Consorzio gestione e servizi, che raggruppa una cinquantina di aziende che fanno capo a questo organismo per lo smaltimento in discarica autorizzata dei fanghi filtro pressati a valle della lavorazione della pietra. «Negli anni '80 avevamo fino a 10.000 conferimenti annuali in discarica - fa sapere -: alla fine del 2021 sono stati 2.600 e probabilmente chiuderemo il 2022 ancora in calo».

Ad oggi il personale delle aziende consorziate con il Cogeser varia fra 7 e 10 dipendenti: «Nei momenti di maggiore fulgore i numeri erano pressoché doppi», riferisce Di Modugno.  Va da sé che se ogni azienda ha perso fino a 10 dipendenti negli ultimi 40 anni, nello stesso periodo di tempo si sono persi fino a 500 posti di lavoro ed il personale oggi operativo è il 50 per cento di quello preesistente».

In altre parole, un quadro di vera e propria disgregazione in corso di aziende che ieri erano ambite da tanti alla ricerca di un lavoro, che spesso non trovavano perché il personale era già al completo. Oggi le stesse aziende, almeno quelle rimaste, vengono ignorate da altrettanti perché spezzarsi la schiena sotto il sole o lavorare per tante ore nel frastuono di una segheria sembra non piaccia più».

Peraltro, oggi sono sopraggiunti il caro bollette ed i rincari delle forniture, ma la verità è che da tempo il mercato che sta dettando i nuovi tempi e modi dell'imprenditoria lapidea, tanto è vero che le principali quindici aziende presenti sul territorio di Trani sono tutte sottodimensionate. Ed i ritardi di consegna, a causa della scarsezza di personale, incidono anche sulla competitività di ciascuna.

Ed è anche vero che la crisi del comparto lapideo non inizia oggi con la carenza di uomini, ma già alcuni decenni fa con l'istituzione del Parco nazionale dell'Alta Murgia e la forte delimitazione di aree adibite alla coltivazione di pietra. Sfruttato pressoché in lungo e largo l'agro di Trani, di cui solo in parte le cave sono state ripristinate ai sensi della relativa legge regionale. Si fa fatica ad avere autorizzazioni negli altri territori, soprattutto quello di Minervino Murge, perché basta poco per sconfinare in aree vincolate e, oltre al danno, sopraggiungerebbe la beffa.

Le associazioni di categoria del settore lapideo, così il personale, forse hanno perso anche rappresentatività e quindi forza per portare avanti le proprie battaglie. Non appare neanche un caso che tanti imprenditori abbiano ormai diversificato i loro investimenti, e proprio Cormio, a Trani, ne è la testimonianza più tangibile.

Nel frattempo la Uil evidenzia come «in questo modo non c è la possibilità di effettuare nuove assunzioni e, quindi, dare una prospettiva di lavoro ai tanti giovani disoccupati presenti nella nostra città o, comunque, seguire un percorso finalizzato ad acquisire una formazione adeguata allo svolgimento delle mansioni da espletare all’interno del settore lapideo. Tutto questo pone a serio rischio la sopravvivenza di quelle poche imprese ancora rimaste nel nostro territorio, le quali saranno poste dinanzi ad una spietata alternativa: chiudere, oppure ricercare personale in altri comuni o zone ove esistano lavoratori già formati per aver seguito dei percorsi didattici». 

Tale seconda circostanza, però, suonerebbe come una ulteriore beffa «in considerazione del tasso di disoccupazione molto alto - sottolinea Cognetti - sopratutto per quanto riguarda le fasce giovanili, ma, anche in virtù delle disposizioni in via di approvazione sulla legge finanziaria, che prevedono l’eliminazione e/o la sensibile riduzione di tutte quelle forme di sostegno al reddito ad oggi esistenti».

La richiesta del sindacato all’amministrazione comunale, pertanto, è «farsi portavoce di tali istanze presso Regione e Provincia, affinché si istituiscano nel Comune di Trani delle scuole di formazione teorico-pratica per fare conseguire ai partecipanti una qualifica idonea a svolgere tutte le attività inerenti il settore lapideo. Così facendo - conclude Cognetti -, si potrebbero risolvere, contestualmente, due problemi: aiutare quelle poche imprese del settore lapideo, ancora rimaste sul territorio comunale, ad avere alle proprie dipendenze una manodopera qualificata, garantendo loro un ricambio generazionale; dare un futuro a quelle persone della nostra città intenzionate a svolgere la mansione di marmista, diminuendo, così, il tasso di disoccupazione che ad oggi risulta essere molto alto».


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