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Trani ricorda l’eccidio del 1799: incontro oggi in biblioteca

 

Il 25 aprile 1999, l’allora sindaco Giancarlo Tamborrino organizzò le celebrazioni per il secondo centenario dell’eccidio dei 25 giacobini tranesi. In Piazza della Libertà fu eretto l’albero della libertà e, presso la biblioteca comunale, si tenne un animato dibattito sui fatti del 1799, periodo della cosiddetta "anarchia" (febbraio-aprile). Al confronto parteciparono il giurista Gianfranco Liberati, il direttore dell’Archivio di Stato di Bari Giuseppe Di Benedetto, il sindaco Tamborrino e i giornalisti Marcello Veneziani e Mario Schiralli.

Secondo gli studiosi presenti, la successiva carneficina compiuta dai francesi fu la “logica conseguenza” dell’eccidio dei 31 giacobini (di cui 23 identificati con certezza). Gennaro Filisio, capopopolo dei tranesi, era stato avvisato: massacrare i liberali avrebbe scatenato la vendetta d’oltralpe. Prima dell’attacco del 1° aprile, Filisio ricevette un ulteriore ultimatum: solo la resa avrebbe evitato il massacro. L’uomo, tuttavia, ignorò l’avvertimento e non lo comunicò alla cittadinanza.

Questa resistenza fu usata dal generale francese Jean-Baptiste Broussier come pretesto per ordinare lo sterminio della popolazione maschile adulta, con l’intento dichiarato di “cancellare l’orrenda genia tranese dalla faccia della terra”. Il risultato fu un massacro sistematico: in un solo giorno fu ucciso un quarto degli uomini (alcune cronache parlano di circa mille persone) e le donne subirono violenze di ogni tipo. Solo il 2 aprile, dinanzi alle pile di cadaveri, il generale ordinò di cessare il fuoco — un atto di “generosità” tardivo che non cancella l’atrocità commessa.

Colpisce l’indulgenza che molti storici riservano a Broussier, contrapposta alla condanna senza appello per Filisio e la popolazione “cialtrona” che lo seguì.
Stupisce che nel 1999 le celebrazioni abbiamo riguardato solo la giornata del 25 marzo, quella del sacrificio dei 25 liberali, mentre sulla successiva data del 1° aprile  sia continuata la damnatio memoriae.

Se il Führer impose come rapporto di sangue 10 italiani per ogni tedesco ucciso durante l’occupazione nazista, ci si chiede quale era il valore del sangue giacobino per Broussier, che per 25 morti pretese lo sterminio di 4.000 persone? Broussier dunque peggiore di Hitler. Il generale francese in realtà agì per motivi abietti, disattendendo totalmente il codice militare in uso nel Settecento.

Come ricorda spesso Alessandro Barbero, la guerra nel XVIII secolo era un fenomeno limitato e regolato:

  1. Guerra di obiettivi: Si combatteva per diritti dinastici, non per annientare l’avversario.
  2. Onore e Resa: Se una città si arrendeva prima dello sfondamento, le truppe avevano l’ordine di non compiere violenze. Tuttavia la strage poteva avvenire solo se la resistenza era considerata “irragionevole” secondo i trattati del tempo.
  3. Logica Economica: I civili erano contribuenti; distruggerli significava danneggiare l’economia del territorio appena conquistato.

Barbero descrive quest’epoca come quella della “guerra in merletti”, dove esistevano regole per limitare i danni ai civili. Broussier, invece, calpestò questo progresso civile per dare un esempio terroristico alle altre città sanfediste. La strage di Trani non trova giustificazione alcuna: Broussier fu un criminale di guerra, e come tale va riconosciuto, mentre le vittime civili — e lo stesso Filisio, che verosimilmente nel condannare i liberali agì su ordini del Re e non per iniziativa personale — meritano di essere riabilitate dalla memoria storica.
La manifestazione del 1° Aprile presso la Biblioteca, sala Ronchi, organizzata dall’associazione prof Mauro Cignarelli grazie agli interventi di Pino Aprile (giornalista e scrittore), Francesco Rossi (giornalista), Liliana Bellavia (psicologa e psicoterapeuta), Renzo Samaritani Schneider (scrittore e promotore culturale),  proverà a riportare una luce di verità, giustizia e pietà umana su una pagina di storia oscura e tragica della nostra città, che tanta influenza negativa ebbe sui sopravissuti e sulle generazioni successive, fino ad oggi.


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