L’ex sindaco Gigi Riserbato interviene sul sequestro delle banchine portuali disposto nell’ambito di una recente operazione di polizia giudiziaria, offrendo una lettura critica della vicenda e richiamando le responsabilità amministrative stratificatesi negli anni.
«Dai media apprendo di una imponente operazione di polizia giudiziaria attuata per il sequestro delle banchine del porto – afferma Riserbato –. Si tratta di una questione che rappresenterà una brutta “gatta da pelare” per la prossima amministrazione». Secondo l’ex primo cittadino, il tema dell’occupazione indebita delle banchine per la vendita del pescato non è affatto recente, ma «si protrae da molti anni».
Riserbato rivendica quindi le iniziative adottate durante il suo mandato: «L’amministrazione di centrodestra aveva attrezzato un’area dedicata a tale utilizzo presso l’attuale Largo Avv. Angelo Pastore e aveva approvato e finanziato un progetto per il trasferimento delle attività presso i capannoni Ruggia».
A suscitare perplessità, tuttavia, è soprattutto la lunga tolleranza da parte delle istituzioni: «Mi stupisce la durata della tolleranza operata per non dare seguito a un’ordinanza di divieto di occupazione delle banchine emessa circa vent’anni fa», sottolinea.
L’ex sindaco punta poi l’attenzione anche sulla tempistica dell’operazione: «Mi rende perplesso che un intervento di polizia giudiziaria, evidentemente necessario per porre rimedio alla totale inerzia dell’amministrazione di centrosinistra degli ultimi undici anni, sia avvenuto a ridosso delle elezioni». Una circostanza che, a suo dire, «finisce per esonerare di fatto chi ha amministrato finora dal dover intervenire con urgenza per garantire ai pescatori la possibilità di svolgere la propria attività in modo regolare».
