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Finale a porte chiuse, il Trani farà ricorso. Pace: «Città non paghi errore di pochi»

All’indomani delle pesanti sanzioni del Giudice Sportivo seguite alla finale d’andata di Coppa Italia a Squinzano, il Presidente della Soccer Trani, Luciano Pace, e il Vicepresidente Ignazio Di Lauro, hanno incontrato la stampa per fare chiarezza sulla posizione del club. Il messaggio è stato univoco: ferma condanna per la violenza, ma anche la volontà di non accettare una punizione che finisce per colpire un’intera comunità di sportivi.

In apertura, i vertici societari non hanno cercato scuse: gli atti avvenuti nel post-partita sono stati definiti "gesti da irresponsabili" che tradiscono i valori del club. Pace ha ribadito che la violenza è ingiustificabile, rifiutandosi di usare eventuali falle organizzative dello stadio avversario come paravento. "La nostra posizione non cambia: chi si macchia di violenza è colpevole e basta", ha sottolineato il Presidente, marcando una netta distanza tra la società e gli autori degli scontri.

La società ha però annunciato battaglia sul fronte legale. È già stato dato mandato all'Avv. Mattia Grassani, uno dei massimi esperti di diritto sportivo, per presentare ricorso d'urgenza. La dirigenza ritiene infatti che la sanzione delle porte chiuse sia punitiva "oltremodo", poiché penalizza una società composta da volontari e persone perbene che investono tempo e passione.

L'obiettivo è chiaro: fare tutto il possibile per restituire la finale al pubblico tranese. "Speriamo che la giustizia sportiva ci dia fiducia", ha auspicato Pace, sottolineando come la ricostruzione dei fatti appaia parziale e non tenga conto del fatto che i disordini sono scoppiati a partita ormai finita, quando gran parte dei tifosi aveva già lasciato il settore.

Un punto centrale della conferenza è stato l’orgoglio per il modello organizzativo del "Lapi". Di Lauro ha spiegato come la Soccer Trani investa cifre importanti nella sicurezza, probabilmente più di chiunque altro in Promozione, seguendo protocolli impeccabili con le forze dell'ordine locali. Impedire ai tifosi di accedere allo stadio significherebbe, secondo la dirigenza, sconfessare proprio quel sistema di controllo e collaborazione che ha sempre funzionato perfettamente a Trani.

Traspare molta amarezza nelle parole dei due soci, che vedono nel calcio uno strumento per creare identità e gioia sociale. Per Di Lauro, l'idea che l'entusiasmo costruito in un anno possa svanire per un episodio isolato è "demoralizzante".

"Il calcio ha una funzione sociale: creare felicità. Privare il 99% della nostra gente, quella che si comporta correttamente, della gioia di una finale è un torto che non vogliamo accettare".

La società conclude con un auspicio: che i veri responsabili siano puniti individualmente per via extra-calcistica, ma che alla città di Trani e alla sua tifoseria sana non venga tolto il diritto di vivere quello che doveva essere, e deve tornare a essere, un momento di festa sportiva.


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