Tra l’Auditorium “F. Chopin” e il NOMOS Open Space, si è respirata un’atmosfera fatta di studio, tensione artistica e passione autentica. Non una semplice competizione, ma un’esperienza reale: palco, giuria, ascolto, confronto. Elementi sempre più rari, oggi, ma fondamentali per la crescita di un musicista.
A guidare i lavori una commissione di maestri composta da Roberto Fasciano, presidente di giuria e direttore artistico dell’iniziativa, insieme a Lycia Gissi, Nico Pappalettera, Monica Franceschina, Ilaria Lionetti, Angela Lettini, Claudia Fasciano. Una giuria che ha garantito valutazioni rigorose e attenzione ai percorsi individuali, andando oltre la semplice performance.
Tra i primi premi, si sono distinti:
Christian Sassaroli, Antonio Simone e Andrea Spina per il canto pop, capaci di unire presenza scenica e controllo vocale;
Gianluca Lanotte, premiato per il flauto traverso e autore di una composizione per flauto e pianoforte, cui è stato attribuito anche il Premio speciale “Virtuoso”;
Andrea Taranto, nella sezione composizione, con un lavoro per violino e pianoforte che ha evidenziato coerenza e direzione;
Clara Laurora, per la chitarra, interprete di una prova solida e consapevole.
Si è inoltre distinto Gabriele Lorusso al clarinetto, segnale di un livello complessivo in crescita e di una partecipazione attenta e motivata.
Ma il dato più rilevante non è solo l’elenco dei vincitori. È il contesto.
Gli Arcadia Music Awards si confermano come uno spazio concreto per i giovani: un luogo in cui mettersi alla prova davanti a professionisti, misurarsi con un pubblico reale, comprendere cosa significhi davvero “fare musica” oltre lo studio individuale.
In una città che ha bisogno di occasioni strutturate e credibili per i giovani, iniziative come questa assumono un valore preciso. Non solo evento, ma costruzione.
La direzione artistica di Roberto Fasciano continua a tracciare una linea chiara: investire sui percorsi, creare opportunità, dare forma a una comunità musicale viva. Ed è proprio questa continuità a fare la differenza, trasformando un concorso in un punto di riferimento stabile per il territorio.
Trani, per due giorni, non è stata solo cornice.
È stata spazio attivo, luogo di passaggio e crescita.
E per molti di questi giovani, probabilmente, anche un inizio.



