«Questo non è un libro: è essenzialmente un’opera sociale». Parole di Giannicola Sinisi, magistrato della Corte d'appello in quiescenza, presentando a Trani il suo volume «Una vita senza sbarre», dedicato all’esperienza della masseria San Vittore di Andria, modello alternativo al carcere fondato su lavoro e responsabilità.
Nel corso dell’incontro alla Lega navale di Trani, introdotto dal presidente Dino Mastropasqua e moderato dal professore Andrea Lovato, Sinisi ha criticato l’idea tradizionale della pena come semplice espiazione: «Non basta dire “ho pagato” togliendo la libertà. Il vero obiettivo è restituire alla società una persona riconciliata». Una visione che supera il modello del controllo, evocato dall’immagine del Panopticon di Jeremy Bentham, per puntare sulla consapevolezza e sull’autodisciplina del detenuto.
La masseria San Vittore rappresenta la traduzione concreta di questo approccio: una comunità nata otto anni fa in un bene diroccato della diocesi di Andria, capace di accogliere circa duecento persone senza fondi pubblici. Qui il tempo è interamente dedicato al lavoro agricolo e artigianale, con risultati economici significativi, come la produzione di taralli distribuiti in tutta Italia e investimenti autofinanziati per tre milioni di euro.
Dal progetto sono nate anche la cooperativa Mano Libera e l’associazione Senza Sbarre, mentre è imminente la creazione della fondazione Unità Umana. Un’esperienza che, secondo Sinisi, potrebbe essere replicata: «Basterebbero comunità analoghe in ogni diocesi pugliese per sottrarre centinaia di persone al carcere».
A portare la testimonianza diretta è stato don Riccardo Agresti, che ha ricordato le difficoltà iniziali e sottolineato come proprio nella fragilità possa nascere il cambiamento, raccontando il caso di un ex detenuto oggi imprenditore.
Sul piano istituzionale, infine, si registra un timido passo avanti con l’istituzione in Puglia dell’ufficio per la giustizia riparativa, segnale di un cambiamento culturale ancora lento ma in atto.




