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«Pasquetta di sangue», 83 anni dopo fra dolore e speranza

Trani, 27 aprile 2026. «Basterebbe poco per cambiare tutti», ha detto Domenica Sonatore Cosentino, 86 anni, che ne aveva solo tre quando perse l'intera famiglia sotto le bombe. L'altra mattina, in piazza Teatro, sotto un sole splendido che ha fatto da cornice ideale alla solenne ricorrenza, la città si è fermata di nuovo davanti ai nomi di chi non tornò, deponendo una corona d'alloro alla targa che ricorda le vittime dell'incursione aerea angloamericana del 27 aprile 1943.

Erano trentacinque in tutto - ventuno civili e quattordici militari - a perdere la vita in quella che è rimasta nella memoria collettiva come la «Pasquetta di sangue», perché era il lunedì dell'Angelo. Una delle bombe colpì anche il teatro comunale San Ferdinando, che sorgeva proprio in quella piazza e che fu poi demolito nel 1958.

Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Amedeo Bottaro e l'assessora Lucia de Mari, portando il saluto dell'intera amministrazione comunale. Al loro fianco erano presenti le delegazioni di Esercito, Marina, Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, nonché le associazioni combattentistiche e d'arma, fra cui quelle di Polizia penitenziaria, Finanzieri, Marinai e Carabinieri. Il momento di preghiera è stato officiato da don Giuseppe, parroco della chiesa di San Francesco, che ha invitato tutti a una riflessione sul valore della memoria.

Di quel giorno restano ancora due testimoni capaci di raccontarlo. Gaetana Stella, oggi 89 anni, sopravvisse perché la madre la coprì con il proprio corpo nel momento in cui le bombe caddero, perdendo la vita insieme con il marito. Domenica Sonatore Cosentino ha partecipato alla cerimonia visibilmente commossa, circondata dall'affetto dei suoi figli. Entrambe ricordano ancora distintamente il sibilo di quelle bombe, i rumori della distruzione e il sangue dei loro cari.

Domenica Sonatore Cosentino non si limita a invocare la pace, ma il suo sguardo va più lontano: «Una volta ci si incrociava per strada e ci si salutava, spesso anche non conoscendosi - fa notare -. Oggi purtroppo vedo tanto livore fra le persone, disprezzo, invidia e falsità». Un monito che, pronunciato da chi ha visto la morte in faccia da bambina e ha scelto comunque di costruire anziché distruggere, ha il peso specifico di una testimonianza autentica, non di una predica.