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Cure palliative pediatriche, la storia di Saverio “Cuor di leone” per rilanciarne il servizio

Ci sono mattine che non finiscono quando si svuotano le sedie di un’aula: restano addosso. Restano nelle parole trattenute a fatica, negli occhi lucidi degli studenti, nel silenzio composto di chi comprende che la scuola, a volte, può diventare molto più di un luogo di studio: può trasformarsi in una comunità che custodisce memoria, dolore e speranza.

È accaduto oggi, 28 maggio 2026, al Liceo Scientifico “V. Vecchi” di Trani, dove il “Giro d’Italia delle Cure Palliative Pediatriche” ha fatto tappa scegliendo un luogo che non è stato soltanto una scuola, ma la casa quotidiana di Saverio Lomolino, studente dell’istituto, morto dopo aver affrontato un tumore con una forza che ancora oggi continua a parlare ai suoi compagni.

L’iniziativa, intitolata “La Comunità Curante in Movimento”, ha riunito medici, psicoterapeuti, infermieri, volontari e professionisti del Policlinico di Bari che hanno accompagnato Saverio nel suo percorso di cura. Ad aprire l’incontro è stata la dirigente scolastica Angela Tannoia, che ha accolto studenti e ospiti ricordando quanto la scuola abbia il dovere non solo di formare, ma anche di educare alla sensibilità, alla presenza, all’umanità.

Durante il seminario si sono alternati gli interventi dei professionisti delle cure palliative pediatriche. Tra i più intensi quello della dottoressa Roberta Koronica, dirigente medico dell’Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari, che ha spiegato ai ragazzi il vero significato della parola “palliativo”, il cui significato viene spesso sminuito.

“Curare non significa soltanto guarire”, ha spiegato. “Le cure palliative pediatriche sono presa in carico del corpo, della mente, della psiche del bambino e della sua famiglia”. Un accompagnamento globale che non lascia sole le persone nel momento più difficile e che trasforma la medicina in relazione, ascolto, vicinanza.

Ma il cuore della giornata è stato Saverio. Un figlio, un fratello, un amico, uno studente che continuava a studiare nonostante la malattia. Saverio che sognava di diventare medico. Saverio che, pur combattendo ogni giorno contro il dolore, trovava nello studio una forma di resistenza alla paura. Per lui studiare non era un dovere: era libertà. Catarsi-

Nel corso dell’evento è stato trasmesso anche un videomessaggio di Vincenzo Schettini, che aveva conosciuto Saverio e ne ha ricordato la sensibilità, l’intelligenza e la forza interiore. Le sue parole hanno attraversato l’aula come una carezza, restituendo ai ragazzi il ritratto di un giovane che, nonostante tutto, non aveva mai smesso di guardare avanti.

Tra i momenti più toccanti della mattinata, l’intervento di Sara Chrij, compagna di classe e tra le migliori amiche di Saverio. Con voce spezzata ma ferma, Sara ha letto un tema scritto da Saverio sulla “speranza”, elaborato durante una prova di italiano partita da una traccia ispirata a “La domenica delle follie” di Italo Calvino.

In quelle righe c’era soltanto uno studente che continuava a impegnarsi nonostante la malattia. C’era un ragazzo che stava lasciando un messaggio al mondo, un insegnamento silenzioso ma potentissimo: la speranza non è ingenuità, ma scelta quotidiana. È decidere di vivere pienamente anche quando la vita fa paura.

Subito dopo, Sara ha letto anche il tema scritto da una studentessa delle scuole medie che, parlando di Saverio, aveva confessato il desiderio di diventare un giorno “forte come lui”. Ed è forse questa l’eredità più grande lasciata da Saverio Lomolino alle nuove generazioni.

In un tempo in cui spesso i giovani si sentono schiacciati da ansie, fragilità e paure, la sua storia sembra dire loro che ogni giorno ha un valore immenso. Che i problemi non vanno negati, ma affrontati. Che esiste chi lotta semplicemente per continuare a vivere, e che proprio per questo la vita merita di essere attraversata con coraggio, fame di conoscenza e desiderio di futuro: anche la ginestra resiste alla lava.

Per Saverio, lo studio era catarsi. Era un modo per restare libero anche dentro il dolore. Per non lasciare che la malattia definisse interamente la sua esistenza. L’incontro si è chiuso tra le lacrime con l’ultimo intervento della preside Angela Tannoia e con la consegna di un attestato commemorativo realizzato dal liceo in memoria di Saverio.

Un gesto semplice, ma pieno di significato. Perché alcune persone, anche quando non ci sono più, continuano a insegnare. E Saverio, oggi, lo ha fatto ancora.

Grazia Corraro


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