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La fame racconta San Francesco: Daniele Rodolfi emoziona il pubblico del Polo museale

Una riflessione intensa sulla povertà, sulla ricerca spirituale e sul significato più profondo della fame ha caratterizzato lo spettacolo teatrale dedicato a San Francesco d’Assisi andato in scena ieri sera, 6 giugno, alle ore 20.30, presso il Teatro del Polo Museale di Trani, a pochi passi dalla Cattedrale. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione SECA in collaborazione con l’Azione Cattolica della Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, si inserisce nel programma di eventi dedicati all’ottavo centenario del transito di San Francesco.

Protagonista della serata è stato l’attore e autore Daniele Rodolfi, che ha presentato un monologo originale dedicato alla vita del Santo di Assisi. Una narrazione teatrale che ha scelto un punto di vista insolito e suggestivo: quello della fame. Dopo una poetica introduzione, nella quale la fame viene personificata e descritta come quella presenza che “durante la notte stringe lo sterno”, Rodolfi affida proprio a essa il compito di raccontare l’esistenza di Francesco. Una scelta narrativa che permette di esplorare la radicalità della sua esperienza di povertà volontaria e il rapporto con quel bisogno materiale che il Santo imparò a conoscere, affrontare e infine trasformare.

La rappresentazione ripercorre le tappe fondamentali della vita di Francesco: l’infanzia serena, l’affetto dei genitori e le grandi aspettative che la famiglia, soprattutto il padre Pietro di Bernardone, ricco mercante di Assisi, riponeva in lui. Seguono gli anni della guerra e della prigionia, eventi che segnarono profondamente il giovane Francesco e contribuirono a cambiare il corso della sua esistenza. Particolarmente intensa la scena in cui Rodolfi interpreta il dialogo tra Francesco e il padre. Il futuro Santo annuncia la sua volontà di abbandonare le ricchezze per scegliere una vita di povertà. Uno scontro umano e spirituale che mette in evidenza la distanza tra le aspirazioni della famiglia e la nuova vocazione maturata nel cuore del giovane assisano.

Tra i momenti più emozionanti dello spettacolo emerge il racconto del rapporto con la madre, Giovanna Pica. Allontanato da casa, Francesco viene cercato dalla donna che, di nascosto dal marito, gli porta del cibo coperto da un panno. Attraversa le strade di Assisi nel tentativo di incontrarlo e non lo chiama mai per nome, ma intona una canzone conosciuta soltanto da loro due. Quando finalmente madre e figlio si incontrano, Francesco le confida che la fame gli ha lasciato un vuoto, ma che quel vuoto è stato riempito da un misterioso “non so che”, una presenza spirituale capace di dare senso alla rinuncia. Nel racconto di Rodolfi la fame stessa sembra soffrire per l’indifferenza di Francesco più di quanto Francesco soffra la fame. Una metafora potente che restituisce la forza della sua scelta ascetica: più il Santo sceglie la privazione, più sperimenta una forma di abbondanza interiore.

Il monologo si conclude con uno dei momenti più significativi della vita del Poverello di Assisi: la composizione del Cantico delle Creature, conosciuto anche come Cantico di Frate Sole. Rodolfi interpreta Francesco mentre dà forma ai primi versi dell’opera che sarebbe diventata uno dei testi più celebri della spiritualità cristiana e della letteratura italiana. L’attore conclude cantando alcuni passaggi del Cantico, tra cui il celebre “Laudato si’, mi’ Signore”, suscitando partecipazione ed emozione tra il pubblico presente. Uno spettacolo capace di raccontare San Francesco attraverso una prospettiva originale e profondamente umana, offrendo agli spettatori un’occasione di riflessione sul significato della povertà, del desiderio e della ricerca di Dio.

Grazia Corraro