«Si torna a casa con un superlativo ed encomiabile 5 metri, ma con la rabbia per avere sfiorato quel terzo posto che Gabriele meritava». Così Lorenzo Giusto, allenatore di Gabriele Belardi, commenta il quarto posto conquistato dal suo atleta, tranese, nella finale del salto con l'asta ai campionati europei under 18 di atletica leggera, disputata ieri pomeriggio allo stadio Raul Guidobaldi di Rieti.
LA GARA
Belardi ha superato la misura di 5,00, la stessa del ceco Lukáš Kratochvíl, terzo classificato: a fare la differenza, però, è stato il conteggio degli errori, poiché il boemo ha valicato l'asticella al primo tentativo, mentre l'azzurro ce l'ha fatta al secondo. Una manciata di centimetri virtuali, insomma, ha separato il giovane astista tranese da una medaglia che, alla luce del percorso compiuto, avrebbe avuto tutto il sapore della consacrazione. Il titolo continentale è andato al tedesco Jonathan Hummel, capace di superare 5,15, davanti al francese Axel Faye, argento con 5,10; quinto il finlandese Robin Helenius con 4,85.
IL PERCORSO
Il risultato di Rieti giunge al termine di una stagione in continua ascesa. In qualificazione, Belardi aveva superato senza errori le misure di 4,50 e 4,70, presentandosi alla finale con il personale di 5,02, terzo accredito delle liste continentali. Quella misura, stabilita poche settimane fa in occasione dei campionati italiani allievi, gli era valsa il titolo tricolore e il nuovo record pugliese di categoria, nonostante un incidente in motorino, avvenuto pochi giorni prima nella sua Trani, avesse fatto temere ripercussioni sulla trasferta. Sotto la guida di Giusto, dunque, il ragazzo ha confermato di essere fra i migliori interpreti europei della specialità nella sua fascia d'età.
L'ORGOGLIO DELL'ALLENATORE
Al di là del rammarico per il podio mancato, nelle parole del tecnico prevale la soddisfazione per il valore umano, oltre che agonistico, del suo allievo: «Davvero un atleta esemplare - afferma Giusto - ed è sempre più bello allenare uno come lui. Per me resta sempre un campione». Un quarto posto europeo a diciassette anni, del resto, non è un punto di arrivo, ma la più solida delle premesse: l'appuntamento con la medaglia, per Gabriele Belardi, sembra essere soltanto rinviato.
