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Lettera aperta dal quartiere Stadio: «Il sottopasso è il futuro, ma non si dimentichi il presente»

Partiamo da un punto fermo: nessuno mette in discussione la necessità di realizzare il sottopasso di via De Robertis. È un’opera importante, attesa da anni, che una volta completata rappresenterà una soluzione definitiva al problema del collegamento tra il quartiere Stadio e il resto della città. Ma proprio perché parliamo di un’opera strategica, dobbiamo avere la stessa attenzione per ciò che accadrà durante i lavori.

Dal 31 agosto il passaggio a livello sarà chiuso anche ai pedoni. Questo significa che un intero quartiere perderà il proprio collegamento diretto con la città e che migliaia di cittadini saranno costretti a utilizzare percorsi alternativi.

L’Amministrazione ha previsto una navetta gratuita tra il quartiere Stadio e piazza XX Settembre, quindi la stazione. È una scelta positiva e va riconosciuta. Ma dobbiamo dirlo con chiarezza: una navetta, da sola, non è un piano di mobilità. E c’è un altro elemento che non possiamo ignorare: siamo già molto vicini alla data della chiusura.

Il 31 agosto è ormai alle porte. Non siamo più nella fase in cui possiamo limitarci a discutere in astratto delle possibili soluzioni. Le soluzioni devono essere operative, definite e comunicate ai cittadini prima che il passaggio a livello venga chiuso. Perché dal primo giorno di chiusura le persone dovranno sapere come andare a scuola, al lavoro, in stazione, dal medico, in farmacia, in centro. E dovranno poterlo fare in condizioni di sicurezza.

Basti poi guardare gli orari della navetta per capire che alcune criticità sono ancora evidenti.

La prima: la sospensione tra le 13:30 e le 15:00.

Un’ora e mezza nella quale il collegamento viene completamente interrotto. E proprio in quella fascia arrivano a Trani diversi treni utilizzati quotidianamente da pendolari e cittadini, con arrivi da Bari e Foggia intorno alle 13:43, 14:06, 14:21 e 14:33. La domanda è semplice: cosa deve fare un residente del quartiere Stadio che arriva in stazione alle 14:21? Deve aspettare fino alle 15:00? Deve chiamare qualcuno? Se la navetta nasce per garantire il collegamento tra il quartiere e la stazione durante la chiusura del passaggio a livello, è difficile comprendere perché proprio in questa fascia debba esserci un’interruzione così lunga.

La seconda criticità riguarda la sera. Alle 22:00 il servizio termina.

Ma qui la questione non è soltanto organizzativa. È una questione di diritto alla città. Vogliamo garantire ai residenti del quartiere Stadio soltanto la possibilità di andare al lavoro e tornare a casa? Oppure vogliamo permettere loro di continuare a vivere normalmente la propria città? Perché vivere una città significa anche poter andare a cena, incontrare gli amici, partecipare a un evento, andare al cinema, frequentare un’attività, assistere a uno spettacolo e tornare a casa senza essere necessariamente costretti a utilizzare l’automobile. Non stiamo chiedendo una navetta per tutta la notte. Ma, in una situazione straordinaria nella quale un intero quartiere viene privato del proprio collegamento diretto, prolungare il servizio almeno fino alle 23:30 appare una richiesta ragionevole.

E soprattutto c’è una questione ancora più importante: cos’altro è stato previsto?

Perché la chiusura del passaggio a livello non riguarda soltanto chi utilizza il treno. Riguarda gli anziani, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, chi deve raggiungere una farmacia, un medico, una scuola, un ufficio o semplicemente il centro cittadino. Riguarda chi non possiede un’automobile. Riguarda la sicurezza dei percorsi pedonali. Riguarda il traffico che inevitabilmente verrà trasferito sulle strade alternative. Riguarda i commercianti, che potrebbero subire le conseguenze dell’isolamento del quartiere. E riguarda soprattutto una comunità che rischia di sentirsi separata dal resto della città. 

Per questo la domanda che dobbiamo porci non è semplicemente: “Abbiamo messo la navetta?”. La domanda è: “Abbiamo predisposto un vero piano di mobilità per il quartiere Stadio per tutta la durata dei lavori?”.

E soprattutto: abbiamo ancora il tempo per correggere ciò che non funziona? La risposta è sì, ma bisogna farlo subito. Servono percorsi pedonali sicuri e adeguatamente segnalati. Serve una gestione attenta della viabilità alternativa. Serve particolare attenzione agli orari scolastici. Serve ascoltare i commercianti. Serve ascoltare gli anziani e le famiglie. E soprattutto serve ascoltare i residenti.

Non possiamo chiedere a migliaia di persone di affrontare una situazione che inizierà tra pochi giorni senza aver verificato fino in fondo che il sistema di mobilità sia adeguato.
Il sottopasso è un’opera necessaria. Il sottopasso è il futuro. Ma il quartiere Stadio deve poter vivere dignitosamente anche il presente. Per questo le richieste sono semplici, concrete e soprattutto urgenti:
•    coprire la fascia 13:30–15:00;
•    prolungare il servizio della navetta almeno fino alle 23:30;
•    predisporre un vero piano di mobilità per tutta la durata dei lavori;
•    monitorare costantemente gli effetti della chiusura e intervenire rapidamente sulle criticità.

Non stiamo chiedendo un privilegio. Non stiamo chiedendo di fermare i lavori. Non stiamo mettendo in discussione il sottopasso. Stiamo chiedendo una cosa molto più semplice: che mentre si costruisce un’opera destinata a ricucire definitivamente questa parte della città, i cittadini non vengano lasciati soli ad affrontare le conseguenze della chiusura.
E lo chiediamo adesso, perché il 31 agosto è praticamente arrivato.

Una navetta è una buona iniziativa. Ma una navetta non è un piano di mobilità e se per fare tutto questo non ci sono più i tempi tecnici necessari, allora credo che si debba avere il coraggio di valutare anche una proroga di 15 giorni della chiusura. Non sarebbe un passo indietro, né tantomeno un ostacolo alla realizzazione dell’opera. Sarebbe, al contrario, una scelta di responsabilità: utilizzare queste due settimane per organizzare meglio il servizio, confrontarsi con i residenti, ascoltare le esigenze di pendolari, famiglie, anziani e commercianti e costruire un piano di mobilità più partecipato e realmente aderente alle necessità del quartiere.

Perché se sappiamo già che la macchina amministrativa richiede tempi tecnici per modificare e organizzare un servizio adeguato, forse è preferibile concedersi quindici giorni in più oggi, piuttosto che partire il 31 agosto con un sistema ancora incompleto e dover poi rincorrere le criticità. Quindici giorni non cambieranno il futuro del sottopasso. Ma potrebbero cambiare, in meglio, il modo in cui il quartiere affronterà il presente. E credo che, davanti a un intervento di questa importanza e a disagi che riguarderanno migliaia di cittadini, prendersi questo tempo non sia un delitto, ma un atto di buon senso e di responsabilità.

E oggi il quartiere Stadio ha bisogno di un piano vero, completo e costruito sulle esigenze reali delle persone. Perché una grande opera si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno durante il percorso che porta alla sua realizzazione.

 

Rossella De Palma


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