«Queste persone ci portano una testimonianza di come sia possibile, da cinquant'anni, vivere in una condizione di pace là dove regna da sempre il conflitto». Così il sindaco Marco Galiano ha commentato l'arrivo a Trani della delegazione di Neve Shalom - Wahat al-Salam, il villaggio israelo-palestinese fondato sul principio della convivenza, ricevuta ieri in Municipio alla vigilia della Festa dei popoli, in programma da domani a domenica.
Il primo cittadino ha accolto nel palazzo di città la delegazione composta da Shireen Najjar, Michal Zak e Robert Nathan Mark, protagonista della manifestazione promossa da una rete di associazioni con capofila Legambiente Trani, con il sostegno della Regione Puglia e il cofinanziamento del Comune.
La delegazione animerà la «Scuola per la pace», portando a Trani un'esperienza di dialogo maturata da oltre cinquant'anni. Neve Shalom - Wahat al-Salam, «Oasi di pace» in ebraico e arabo, fu fondato nel 1972 da padre Bruno Hussar e Anne Le Meignen e oggi è formato da circa 350 persone, tra ebrei israeliani e palestinesi, che condividono una comunità basata sulla partecipazione democratica.
Dal 1984 il villaggio ospita la prima scuola elementare bilingue e binazionale del Paese, mentre la Scuola per la pace, nata nel 1979, promuove laboratori sulla gestione dei conflitti e sul superamento degli stereotipi. Completa l'esperienza il Centro spirituale pluralistico, con la Casa del silenzio aperta a tutte le fedi. Il legame con l'Italia risale al 1991, quando nacque l'Associazione italiana amici di Neve Shalom - Wahat al-Salam.
Nel corso dell'incontro, Galiano ha aperto alla possibilità di un gemellaggio fra Trani e il villaggio israelo-palestinese, precisando però che l'iniziativa non dovrà restare sulla carta. «C'è la possibilità di istituire un gemellaggio - ha spiegato il sindaco - che anche in questo caso non deve essere di facciata, come tutte le azioni che cerchiamo di compiere: vogliamo che abbiano una sostanza, una profondità reale».
Un percorso che, ha ammesso Galiano, «sarà sicuramente lento, perché speriamo che la città voglia accettare questo tipo di proposta», rivolto a stringere un legame con «uno dei pochi luoghi che in questo momento sopravvivono ancora nella terra di Palestina e Israele».






