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Cementeria di Trani. Il "saggio breve" di Maria Angela Amato da Brundtland a Leontif

Maria Angela Amato, nata a Riccione e residente a Trani, ha pubblicato sul sito Agoramagazine.it un piccolo saggio avente come oggetto la cementeria che dovrebbe essere costruita a Trani. Di seguito vi proponiamo alcune parti dell'articolo e infine il link al quale potrete trovare l'articolo intero su agoramagazine.it. Noi riprendiamo le parti che riguardano in maniera più specifica la questione cittadina; un'altra voce che si aggiunge alle tante che si sono spese su questo argomento, da Legambiente, dagli agricoltori finendo con i dati forniti dal sindaco.

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La Natura muta irreversibilmente e si “vendica” dell’umanità. L’inquinamento è al 13° posto per le cause di morte, lo smog è la causa del 3% delle morti per malattie cardiache, del 5% dei tumori polmonari; l’esaurimento delle fonti energetiche e di materie prime ci riconduce alle apocalittiche leggi maltusiane.

Un probabile errore è dato dalla mancata considerazione dell’irreversibilità dell’accumulazione delle conoscenze nel processo di sviluppo umano. Ora l’ingenuità della definizione dello sviluppo sostenibile nel rapporto Brundtland sta nel supporre armoniosi rapporti tra le generazioni all’insegna dell’altruismo generalizzato. Ipotesi scarsamente plausibile anche sul terreno della giustizia sociale, dove il benessere delle generazioni presenti dovrebbe essere considerato complementare, piuttosto che alternativo, a quello delle generazioni future.

L’homo oeconomicus è razionalmente opportunista (free rider), quindi diventa difficile immaginare che, là dove non vi sia equità intragenerazionale-orizzontale, possa essere invece postulata quella a livello intergenerazionale-verticale. Il disinquinamento resta un bene pubblico difficilmente internalizzabile, se i consumatori fossero in grado di rilevare in modo veritiero le loro disponibilità a pagare per tale bene pubblico, il governo sarebbe comunque in grado di fornirne una quantità, politicamente determinata, che solo occasionalmente coinciderebbe con quella ottimale auspicata

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Parlando dei cementifici, che sono impianti che generano un considerevole impatto sull’ambiente, essi devono possedere la VIA (valutazione impatto ambientale) e l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), poiché strumento per la riduzione integrata dell’inquinamento prodotto dalle attività industriali ad alto impatto ambientale. Il Consiglio Comunale di Trani (BT), nel luglio u.s. ha approvato una variazione del PUG trasformando un’area da zona agricola a zona industriale, superando così il vincolo della limitatezza delle aree industriali a scapito delle produzioni agricole, per consentire l’insediamento di una cementeria. La normativa vigente consente alle cementerie di bruciare rifiuti speciali pericolosi e combustibile da rifiuti (CDR). I camini di un cementificio emettono polveri sottili ultrasottili (diametro variabile tra 10 milionesimi di metro a 2 milionesimi di metro) che si disperdono nell’aria anche per molti chilometri lontano dalla fonte emittente.

L’Agenzia americana Epa (Environmental protection agency) ha stimato un’emissione di pari a 0,29 miliardesimi di grammi di diossine, equivalenti per kg di clinker prodotto, nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili, e di 24,34 miliardesimi di grammi/kg, invece, nei cementifici che usano rifiuti come combustibile, in altri termini la combustione dei rifiuti in un cementificio comporta un’emissione di diossine moltiplicata per 80 volte, rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili usuali. Inoltre l’Unione europea stabilisce che i prodotti agroalimentari (e i loro derivati) nel raggio di 15 Km da un inceneritore non possono avere il marchio Dop o Doc.

Un impianto industriale, come una cementeria, genera, quindi, emissioni d’inquinanti ed è perciò causa di danni alla salute umana, e in genere di esternalità negative. Impatti ulteriori sull’inquinamento atmosferico provengono dai mezzi del parco veicolare circolante che transiteranno (in questo caso sulla strada provinciale Trani - Andria) dopo l’apertura della cementeria (le emissioni pugliesi di polveri sottili originate dal trasporto stradale contribuiscono per circa il 16% al totale di emissioni di polveri sottili stagionali).

La salute è un bene primario e di natura pubblica, così come lo stato di Natura è finito e non agevolmente ripristinabile. Fitoussi (2008) non auspica la fine della crescita dei livelli di vita, per salvaguardare l’ecosistema propizio alla crescita economica, ma una contrazione delle ineguaglianze in modo che una parte meno considerevole sia accaparrata dai più ricchi (nord?) mentre i più poveri (sud?) “liberi dalle costrizioni del quotidiano” (disoccupazione, sottocapitalizzazione, basso livello del reddito procapite) possano tornare a pensare all’avvenire (messo in serio pericolo dalla mutazione di destinazione dei terreni agricoli e dall’inquinamento di quelli circostanti ... nel raggio di 15 km). Ci ripeteremo ma Coase sosteneva l’indifferenza della distribuzione dei diritti di proprietà tra inquinatori e inquinati: la collettività avrà ancora qualche diritto?

Connessa al problema cementificio è, inoltre, la regolamentazione delle attività di cava, ogni anno si estraggono tra inerti, sabbia e ghiaia, circa 142 milioni di metri cubi. In Puglia si estraggono circa 25 milioni di tonnellate, con introiti per i cavatori di oltre 300 milioni di euro e nulla è versato al territorio! La cementeria del gruppo Matarrese sarà ubicata nei pressi della discarica comunale sulla provinciale Andria-Trani. La Puglia smaltisce in discarica l’80% dei rifiuti solidi urbani! Un sacrificio delle bellezze paesaggistiche di Trani, definita “bomboniera dell’Adriatico”, dalla qualità di vita elevata; e se il nuovo cementificio risultasse anche funzionale allo smaltimento dei rifiuti pugliesi per le “difficoltà” politiche di aumentare la raccolta differenziata? Secondo quanto riferito dal primo cittadino di Trani, Matarrese si è impegnato a non far bruciare rifiuti ma clinker. Gli agricoltori hanno avanzato la richiesta di rassicurazioni sull’impatto ambientale che la cementeria potrà comportare, ed hanno insistito sulla questione del lavoro: la cementeria impiegherà circa 100 operai, ma a discapito del settore agricolo tranese, che probabilmente perderà 3000 addetti.

[...]

Il progresso tecnologico stenterà a mantenere lo stato di natura, e riguardo all’innesco di un processo di sviluppo sostenibile, considerando anche che l’aumentata produzione di cemento coinciderà con un momento di crisi e contrazione dei settori d’impiego, sorgono alcuni dubbi.

 

 

 

A questo link potrete trovare l'articolo per intero: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article12654


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