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Manovra, nessun riscatto di leva e università. Da Trani la dura protesta del giudice Messina

Su repubblica.it è comparso, ieri, un intervento-sfogo di un giudice del Tribunale di Trani, Francesco Messina, contro le ultime modifiche alla manovra che potrebbe vedere le toghe, di tutti i tipi, scendere in sciopero.

«Alcune - si legge nell'articolo - sono particolarmente furibonde, come il giudice di Trani Francesco Messina. Che trova ingiusta l’impossibilità di riscattare gli anni di Università e del servizio militare, per lui anni di grande sacrificio. Ecco la testimonianza che ha lanciato nelle mailing list che sta riscuotendo molti e autorevoli consensi».

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Ieri mattina, casualmente, mi sono imbattuto nella frase di un noto esponente politico della destra nella quale, testualmente, era scritto: “…C’è gente che ha compreso davvero poco di che cosa rappresentiamo. E pensa di vivere con noi come con un qualunque altro partito. Guardate in faccia e negli occhi la nostra gente e capirete quanto siamo altro da tutti..”.

Orbene, a parte l’inizio del tutto identico a una canzone di Sergio Endrigo e la mancanza di maiuscole dopo il punto, non ho capito, da un punto di vista comunicativo e metodologico (e, quindi, prescindendo da ogni valutazione politica), se quella frase volesse essere un’esercizio di autocritica, o una manifestazione di scarsa umiltà, oppure qualcos’altro…

Nel corso della giornata, mentre scendevano le lunghe ombre della sera e immaginavo le riflessioni di coloro che affermano di essere il presidio ultimo di valori come “Patria, onore, famiglia e merito”, ho saputo che sarebbe stato previsto, nella manovra finanziaria, il mancato conteggio, a fini previdenziali, dell’anno di servizio militare e del riscatto degli anni universitari.

Di conseguenza, io che ho servito lo Stato presso il distretto militare di Bari, dandogli un anno della mia vita;

che ho consumato tutti permessi e le licenze premio per andare a studiare, a Roma o a casa, per il concorso di magistratura;

che ho dovuto prendere treni a orari assurdi (anche all’una di notte), dormendo steso sui sedili e usando come cuscino il giubbotto, e tutto ciò per rientrare in caserma all’ora del contrappello serale o a quella dell’adunata mattutina;

che sono andato a sparare al poligono di tiro della Fiumara o a lanciare le bombe a mano a Gravina (partendo sui camion “scoperti” alla 5 di mattina, anche a gennaio), tenendo anche a portata di mano i volumi del “Bianca” e del “Bigliazzi-Geri” per il diritto civile, il “Mantovani” e il “Musco-Fiandaca” per il diritto penale, il “Sandulli” e il “Giannini” per il diritto amministrativo;

che ho dovuto organizzare, con i miei commilitoni, i servizi di “guardia”, di “pulizia pentole”, di “pulizia camerate” e quella dei “gabinetti alla turca”, in modo tale da rimanere lucidi mentalmente per studiare e memorizzare le nozioni di diritto (era meglio pulire i gabinetti comuni, subendone i non piacevoli effluvi, per tre volte di seguito, piuttosto che fare un turno di guardia; la proporzione, quindi, era: tre pulizie gabinetti = una guardia; oppure: due pulizie pentole = una guardia);

che ho dovuto limitare i miei rapporti affettivi con la mia fidanzata la quale si contentava di venirmi a portare i panini durante i turni di guardia;

che, quindi, ho avuto una vita diversa rispetto alle donne, e ai furbacchioni che il servizio militare non hanno svolto per diversi, e non sempre nobili, motivi;

che ho studiato per 4 anni all’Università, laureandomi nei tempi previsti, con il massimo dei voti, la lode e il plauso della Commissione e (purtroppo) molte diottrie di visus in meno rispetto al primo anno di iscrizione (anche perchè a casa mia, nota cellula catto-comunista, vigeva “l’irresponsabile” e “lasciva” regola secondo la quale, se non si sostenevano per tempo gli esami previsti, c’era la possibilità di venir dirottati verso la catena di montaggio dell’azienda di famiglia; e ciò per il rispetto che si deve a chi, lavorando al “tornio” o alla “pressa”, consentiva ad altri di passare il proprio tempo sui libri).

che ho riscattato gli anni universitari a fini previdenziali, con la trattenuta di somme davvero cospicue, sin dal primo stipendio e per lunghissimo tempo;

io che ho fatto tutto questo, verrò, alla fine, trattato peggio dei delinquenti che evadono il fisco, di coloro che se ne infischiano dello Stato, dei furbacchioni e dei miliardari ignoranti.

Il tutto nel silenzio degli “arditi” dell’Anno di Grazia 2011.

Francesco Messina, giudice Tribunale Trani


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