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Unimpresa: «La Barletta-Andria-Trani piange la strage del lavoro precario»

Il crollo di Via Roma, a Barletta, impone alcune riflessioni che devono andare di pari passo con il profondo cordoglio per le famiglie e per i parenti delle vittime. Un cordoglio che esprimiamo a nome della nostra Associazione di Categoria ma anche del mondo produttivo, commerciale ed artigianale barlettano che pure abbiamo l’onore di rappresentare.

Una riflessione a 360 gradi che non può prescindere dalla presa di coscienza di problemi che continuare a sottovalutare e a sottacere non fa bene a nessuno.

Problemi strutturali delle costruzioni alcune delle quali necessitano evidentemente di essere messe in sicurezza con investimenti che non vengono previsti ma anche il dramma delle imprese e dei lavoratori.

Le donne, tutte donne, che hanno perso la vita nel crollo, stavano lavorando in un opificio ubicato in un luogo la cui idoneità è tutta da verificare, come da verificare saranno molte delle circostanze in merito al rispetto o meno delle minime misure di prevenzione in materia di sicurezza sui posti di lavoro ma non è nostro compito, in questo momento, criminalizzare nessuno.

Vogliamo e dobbiamo, invece, sentirci corresponsabili di una diffusa situazione comune a moltissime realtà produttive della nostra Provincia.

Realtà come quelle di Via Roma non sono isolate e fanno parte di uno spaccato sociale che tenderà sempre più ad essere sommerso, nascosto e sconosciuto perché questo è un modo per sopravvivere; abbiamo detto per sopravvivere e non per arricchirsi perchè coloro che si arricchiscono sono quelli che hanno trasferito la loro produzione all’estero; che impiegano manodopera estera ed investono i loro ricavi in Società di comodo tramite le quali acquistano o comunque utilizzano beni superlusso per trascorrervi il loro prezioso tempo libero.

No, in via Roma siamo certi che non si trattava di questo ma di una piccola storia di impresa di Provincia, magari un tempo florida, che voleva sopravvivere e dare a giovani donne quelle occasioni di lavoro che non c’è e che in pochi si preoccupano di costruire. A volte per pochissime centinaia di euro al mese si trascorrono molte ore in sottani e garage perchè anche quelle poche centinaia di euro fanno economia e aiutano il bilancio familiare. 

Tutto questo, un tempo, era lavoro regolare e rendeva il nostro territorio noto in tutto il mondo per le sue produzioni. Un indotto che generava ricchezza e benessere diffuso.

Ora è giusto dare degna sepoltura e onorare queste vite spezzate ma subito dopo serve un’indignazione Civica forte, decisa e rumorosa che unisca il popolo barlettano a tutto quello della Provincia, che versa nelle stesse condizioni e corre gli stessi rischi di impoverimento progressivo.

Una reazione contro l’inutilità, contro la politica dei mediocri che non costruisce se non per se stessi e per pochi amici; contro l’indifferenza di una Società disillusa e stanca che non aspetta altro se non il momento giusto non per cambiare come si fa credere di voler fare senza mai farlo ma per dire basta.

Basta al lavoro che non c’è; basta al tempo perso e sprecato per l’elogio del nulla e per le discussioni inutili finalizzate ad aumentare poteri di caste.

Siamo convinti, fermamente convinti che non si possa restare ancora ad attendere che accada qualcosa di straordinario; di straordinario non c’è nulla da attendersi.

Il vero bisogno è quello di ritrovare il senso del tempo, del lavoro e della vita sociale, con la responsabilità di sentirsi tutti compartecipi, dei successi e dei fallimenti, della vita e della morte, nostra e degli altri.

Savino Montatruli (direttore Unimpresa Bat)


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