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Trani, il bike sharing che divenne una barzelletta: zero controlli e tante spese. In Europa l'Italia è agli ultimi posti

Qualcuno, forse per conto del Comune, dopo la nostra segnalazione aveva provveduto a riporre le biciclette nella loro posizione originaria con non poche difficoltà. Abbiamo provato anche noi a riporre qualche bici a posto ma complici i telai piegati in alcuni punti non era possibile farlo salvo aiutarsi con la rottura di altre parti della bicicletta o dell'impianto.

Da strumento di mobilità sostenibile a "soprammobile insostenibile". Un'occasione persa per una città come la nostra che è perfettamente a portata di bicicletta, evitando il traffico e raggiungendo punti che non si possono "toccare" con le auto.

Quello del "bike sharing" è un progetto condiviso a livello europeo e lo scorso marzo il Touring Club Svizzero ha avviato una sorta di inchiesta (chiusasi a maggio) facendo passare sotto la lente di ingrandimento diverse città nelle quali il servizio è attivo per cercare di capire quanto sia prolifico.

I criteri del test hanno riguardato la qualità della bicicletta, l'accessibilità del sistema e le informazioni a disposizione dei turisti. In particolare, la diversità dei sistemi è stata evidenziata dall'accessibilità per l'utilizzazione spontanea, soprattutto per le persone che scoprono la città per la prima volta. Sono state prese in considerazione anche la facilità d'accesso e le differenti possibilità d'utilizzo. Per completare la valutazione, sono stati esaminati la quantità e la qualità delle informazioni disponibili, l'equipaggiamento della bicicletta e i siti internet.

Una sola città ha ottenuto il voto "molto buono" ed è Lione, con il suo sistema "Vélo'v". Ben 343 stazioni e 4000 biciclette a disposizione, fruibili per tutti (24 ore su 24) alle fermate dei trasporti pubblici, la registrazione è rapida e gratuita, le stazioni sono completamente automatizzate e le informazioni risultano essere disponibili in varie lingue.

All'ultimo posto invece Amsterdam dove l'iscrizione è a pagamento e solo online, l'uso immediato del mezzo è pressoché impossibile, non si può restituire la bici in una stazione di propria scelta, il pagamento deve avvenire solo tramite prelievo bancario, le informazioni sono unicamente in olandese, le biciclette non hanno il cambio marce e la collaborazione con i trasporti pubblici è inesistente.

Per il resto, il test rivela che oltre la metà delle città prese in esame ottengono la menzione "buono". L’Italia, si trova tra gli ultimi posti della graduatoria. Solo i “bike sharing” di Milano e Torino ottengono il voto "buono", mentre quello di Parma deve accontentarsi di un "sufficiente" e quello di Bari addirittura “insufficiente” tra le ultime in classifica, Lecce invece è inesistente nella classifica nonostante abbia questo servizio dal 2009.

E al servizio di Trani voi, che voto dareste?


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