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Protesta delle donne al Comune di Trani, l'articolo di Massimo Pillera su Il Fatto Quotidiano

Dopo la protesta rumorosa di alcune donne presso il Comune di Trani, conclusasi con una tragedia sfiorata (una delle donne coinvolte ha minacciato di lanciarsi dal primo piano di Palazzo di Città), ritroviamo in rete questo articolo in punta di penna a firma di Massimo Pillera. L'articolo è comparso sulle pagine de Il Fatto Quotidiano e ve lo riportiamo integralmente.

Mina ha 50 anni ed una vita segnata dal susseguirsi di eventi sfavorevoli. Un marito morto di cancro alla testa dopo una vita molto violenta, un figlio in galera che per lei significa nipoti da sfamare, una figlia da aiutare che si arrangia con lavori saltuari. Sottile come un giunco ha due occhi azzurri ed una forza che le hanno fatto guadagnare un nome d’arte: per tutti a Trani Mina è Pippi Calzelunghe, l’unica donna in grado di tener testa ai maschi del quartiere.

Popolana all’estremo, conosce tutti e tutti la conoscono, comprese le forze dell’ordine che spesso sono intervenute sulle sue “manifestazioni esuberanti”. Chiede lavoro Mina che è riuscita a coinvolgere tutte le altre donne del popolare quartiere 167 ed ha inscenato una protesta sulle scale del Comune a suon di fischietti e bombe carta. Una protesta giocosa tutta al femminile. Ci sono anche gli striscioni con le scritte che chiedono pari dignità, casa e lavoro. C’è anche l’amica incatenata. Non manca nulla. Chiedono di incontrare il Sindaco, ma da mesi ottengono solo rifiuti. Le televisioni accorrono, i giornalisti scattano foto e fanno viaggiare nella rete queste donne, ormai non più giovani ma che sono alla fame.

Attorno chiudono i piccoli laboratori di scarpe, chiudono le grandi roccaforti occupazionali, nella vicina Bisceglie la Casa della Divina Provvidenza – ex manicomio, ed a Trani nella Casa di Riposo i dipendenti sono da mesi senza stipendio.

Mina sente arrivare un autunno freddo e pieno di stenti per i suoi nipoti. Sembra una leonessa magra, malnutrita, ma con l’energia di fibre sottili e nervose, instancabili. Si arrangia: dama di compagnia, pulizia in qualche casa di ricchi, due ore precarie in una società di servizi, ma deve lavorare per troppi nipoti ed il tempo non basta. I soldi diventano rari e saltano anche quei minimi ammortizzatori rappresentati dal negoziante che ti fa credito o dal pescivendolo che ti lascia da parte qualcosa a fine giornata.

Il tempo corre sulla fame e sulla dignità di queste donne che devono preparare la tavola per figli e nipoti. Chiedono di poter mettere insieme una cooperativa di pulizie, ma il Sindaco non le riceve. Altri 40 disoccupati l’hanno spuntata ed ora fanno pulizie nelle strade esterne grazie ai contributi per le cooperative sociali. Ma son tutti maschi con figli a carico ed un passato in carcere.

Nessuna donna entra in questi progetti. Allora Mina con le sue amiche prende in mano il futuro che si immagina fosco ed occupa l’entrata del Comune. C’è anche la fruttivendola con la voce rauca e che occupò la stanza del Sindaco per avere una casa popolare, c’è la mamma cui hanno tolto i figli, la signora con lo sfratto, insomma c’è il mondo al femminile che oggi si sente venir meno il terreno sotto i piedi. “Non c’è più niente” mi dice Mina “vogliamo essere ascoltate, ed avere la possibilità di vivere”. Sente che i tagli e gli aumenti comporteranno duri sacrifici che a Trani per quel quartiere significano “invivibilità”. Urlano, con voce e fischietti; un petardo fa tremare le finestre del Palazzo di Città.

La Polizia vigila attenta ma non interviene. Mina e le sue amiche sono scatenate. Tutto fila liscio ed a fine giornata si radunano inascoltate, raccolgono le lenzuola con le scritte e vanno via: “escono i nipoti da scuola, anche oggi cucineremo pasta e miseria. Torniamo presto, al prossimo Consiglio Comunale,voglio vedere se non ci ascoltano”. Sorride con tristezza, forse è il suo modo di piangere. La vita è stata dura con Pippi, il suo cavallo magico l’ha dovuto mangiare con i suoi figli e nipoti ed ora non le resta che una flebile energia e l’affetto delle altre donne sue amiche. In un mondo con partiti che in Puglia si sono distinti candidando nelle proprie liste la D’Addario ed altre donne immagine, Mina e le sue amiche ci ricordano che un potere che non ascolta mamme, sorelle, figlie è destinato ad un inesorabile declino.

Massimo Pillera


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