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Laurora: «Ma chi decide il futuro di Amet ed Amiu?»

Quasi giornalmente si assiste a polemiche che investono alcune delle aziende di proprietà del Comune di Trani, vale a dire Amet ed Amiu. Personalmente non sono interessato ad entrare nella discussione di già contestati e contestabili singoli provvedimenti di natura gestionale, che non lasceranno alcun segno nel tempo, ma ad affrontare il tema del futuro delle aziende ed i rapporti con il loro proprietario.

Alzi la mano il cittadino tranese che conosce quali siano i piani industriali delle due aziende da cui evincere le strategie per il loro futuro. Non li conoscono nemmeno i consiglieri comunali. Nemmeno gli assessori. Probabilmente oggi non esistono. Ma il Comune di Trani, loro proprietario, ha fornito, per mezzo del Consiglio Comunale, gli indirizzi di governo per la redazioni dei piani industriali?

Il Consiglio Comunale ha deliberato una strategia per l’affidamento  dei servizi pubblici locali, sulla gestione del servizio parcheggi, del servizio darsena, dei servizi cimiteriali, del servizio della manutenzione del verde cittadino, dell’utilizzo delle energie rinnovabili sugli immobili pubblici?

Il Consiglio Comunale ha affrontato, conseguentemente, l’approvazione dei contratti di servizio e delle risorse economiche per la gestione dei servizi affidati o affidabili in futuro alle aziende?

Il patrimonio immobiliare delle aziende è coerente con quello del Comune di Trani?

I bilanci delle aziende sono coerenti con quelli del Comune di Trani?

Quando il Sindaco pro tempore va nell’Assemblea dei Soci ed esprime il proprio voto su scelte fondamentali e strategiche per le aziende, agisce su specifico mandato  del Consiglio Comunale, oppure a titolo personale?

Ma allora chi decide? Chi controlla? Con quali sistemi?

E se non esistono provvedimenti di Consiglio Comunale, il singolo cittadino e le associazioni quando possono democraticamente partecipare alla discussione?

Sembra che la gestione delle aziende sia un territorio indipendente nel quale presidenti ed amministratori delegati, liberi da ogni indicazione e controllo, possano e debbano prendere autonomamente ogni  decisione, salvo poi essere giornalmente contestati quando si esula leggermente dall’attività ordinaria.

E contestano proprio i consiglieri comunali, pubblicamente o all’interno dei partiti, perché non hanno altro modo di partecipare, essendo inesistenti atti o provvedimenti consiliari.

In questo contesto anarchico tutti hanno colpa ed una giustificazione, tutti sono colpevoli e quindi nessuno lo è!

Appare evidente che occorre, con urgenza, porre fine a questo letale andamento amministrativo, attribuendo responsabilità specifiche agli amministratori pubblici, ognuno per il proprio ruolo e competenza.

A mio parere, alla base, vi devono essere idee chiare da parte dell’Amministrazione Comunale, che deve fornire gli indirizzi generali per lo sviluppo delle aziende su scala pluriennale, correlati ai servizi da affidare ed alle risorse economiche disponibili, da sottoporre al vaglio del Consiglio Comunale e quindi, indirettamente, dell’intera cittadinanza che può esprimersi sul provvedimento.

Sulla base di tali indicazioni le aziende dovrebbero redigere i loro piani aziendali di sviluppo, con indicazione degli obiettivi da raggiungere e la loro tempistica sulla base di un cronoprogramma.

I piani aziendali dovrebbero essere recepiti dalla Giunta Comunale, per attestarne la coerenza con gli indirizzo di governo dettati dal Consiglio Comunale.

Ogni nuova attività, nuove opportunità ed emergenze, che abbiano  rilevanza strategica per il futuro delle aziende, non inserite e programmate negli indirizzi di governo, dovrebbero essere approvate dal Consiglio Comunale.

Non è il caso, in questa sede, di dilungarmi ulteriormente su altri aspetti che ritengo basilari, quale può essere, in particolare, la possibilità ( nel nostro caso, la necessità) di creare un soggetto di raccordo fra tutte le aziende partecipate ed il Comune di Trani.

Alcuni Comuni utilizzano l’istituzione dell’Ufficio Comunale per i Rapporti con le Partecipate ed altri, più evoluti, creano una holding, modificando gli assetti delle aziende, in modo da ottenere un risparmio sui costi complessivi della governance.

Ma la nostra realtà, al momento, ci consacra un momento storico che si caratterizza per una evidente paralisi delle idee e per l’assenza di strategie di sviluppo della Città e quindi molte valutazioni sono premature.

Porre in essere da subito, quindi,  almeno una corretta gerarchia di rapporti fra Comune ed aziende partecipate ed una chiarezza sugli obiettivi sostenibili in funzione delle risorse economiche disponibili, può restituire autorevolezza al ruolo dei Consiglieri Comunali e serenità agli organi gestionali delle aziende che non navigherebbero più a vista.

In questo modo sicuramente sarebbe più chiaro ai contribuenti come vengono spesi i loro soldi e perché.

Occorre la volontà di fare e la capacità di realizzare quello che si vuole.

Carlo Laurora - Consigliere Provinciale


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