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Il porto si gode Antonisa, ma un diportista chiede 100mila euro per la barca affondata in darsena. Procacci (Trani a capo): «Paghino i diretti responsabili»

Proprio nel giorno in cui è arrivata in porto l'attesissima Antonisa, il Comune di Trani è stato citato in giudizio dal proprietario di una barca che, l'anno scorso, è affondata nella darsena comunale: poco più di 100mila euro il risarcimento chiesto dall'armatore. Palazzo di città ha deciso di resistere in giudizio.

«Sarebbe cosa buona e giusta – scrive il portavoce di Trani a capo, Antonio Procacci -, se il sindaco, appresa la notizia, avviasse un'inchiesta interna per capire se ci sono delle responsabilità, se qualcuno non ha fatto il suo dovere. Possibile che sia sempre il Comune a dover pagare? Possibile che i responsabili non vengano mai individuati? Se, come sostiene il proprietario della barca, l'affondamento è stato causato dalla rottura dell'ormeggio, si può capire come sia potuto accadere?».

Tornando alla barca di Natuzzi, Procacci riferisce che, «ci risulta che sia i lavori fatti a luglio, sia quelli affidati per l'ormeggio di Antonisa siano stati oggetto di attenzione da parte della Capitaneria di Porto e dello Spesal, il servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro. E sembra che quanto rilevato sia stato comunicato non soltanto all'autorità giudiziaria, ma anche al Comune. Vorrei tanto sapere se il sindaco, il suo assessore al ramo o il dirigente siano a conoscenza di tutto questo».

Intanto, l’ex candidato sindaco ha visitato la barca: «È una fortuna che il comandante risieda a Trani, perché è solo ed esclusivamente merito suo se Antonisa ora fa bella mostra di sé nel nostro porto. Peraltro, ho incontrato casualmente un dipendente dell'Ufficio tecnico, che si occupa della darsena, e gli ho chiesto se fosse tutto a posto, se la barca avesse avuto difficoltà nell’ormeggiare: mi ha risposto di no e che il lavoro è stato eseguito a regola d'arte, ma a noi risulta che il comandante non sia proprio contento. Verificheremo – annuncia e conclude -, anche perché il valore di Antonisa, come facilmente intuibile, è di tutt'altro tipo. E per risarcirla, forse, dovremmo venderci il porto».


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