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Trani, nuovamente occupata la casa in cui Bovio nacque 180 anni fa: due famiglie con cinque minori. Bottaro: «La faremo sgomberare»

La casa natale di Giovanni Bovio, di proprietà del Comune di Trani, è nuovamente occupata. E questo accade proprio nel 180mo anniversario della nascita del grande intellettuale, filosofo e politico cui Trani è fortemente, oltre che storicamente legata.

L'incursione degli inquilini abusivi è avvenuta nei giorni scorsi ed i segni dell'occupazione paiono più che chiari: antenna televisiva montata sulla ringhiera del balcone al primo piano; luce accesa e, di conseguenza, utenza elettrica pienamente attiva; panni stesi al secondo piano; campanello sul portone; l'uscita dallo stesso portone di un giovane, alle 7, per iniziare la sua giornata.  

A sgomberare ulteriormente il campo da equivoci, i chiarimenti del sindaco, Amedeo Bottaro: «L'immobile non è stato concesso in locazione ma, effettivamente, è occupato. Stiamo tagliando tutte le utenze e - fa sapere il primo cittadino - disponendo ordinanza di sgombero».

A quanto s'è appreso, nell'immobile vi sarebbero due nuclei familiari, uno dei quali con ben cinque minori. Come e quando, materialmente, sia avvenuto l'ingresso nell'immobile di questi soggetti non è dato conoscerlo, ma l'episodio riaccende la questione sui ritardi di destinazione d'uso della storica palazzina ubicata in via Mario Pagano, all'angolo con via Sant'Agostino.

L’immobile in cui Bovio nacque il 6 febbraio 1837, dopo la ristrutturazione ultimata nel 2003, avrebbe dovuto ospitare, secondo la destinazione indicata dall’amministrazione dell'epoca, guidata da Carlo Avantario, un museo di opere boviane ed una biblioteca di quartiere.

Invece, da lì a poco, l’amministrazione Tarantini lo concesse in comodato d’uso, per alcuni anni, all'Ordine degli ingegneri. Dopo la loro uscita, sarebbe rimasto completamente vuoto e abbandonato, con l’eccezione di una fugace occupazione, da parte di abusivi, il 31 luglio 2012. Dopo quell'episodio, il portone fu murato.

Recentemente, però, ma anche questo non è dato conoscere esattamente quando, i tufi dall'ingresso del portone sono stati rimossi per favorire, probabilmente, alcuni sopralluoghi in prospettiva dei progetti che l'amministrazione Riserbato, prima, e quella Bottaro, poi, hanno quanto meno ipotizzato per un rilancio di quei locali in chiave culturale. Oggi, però, si registra una seconda e ben più importante occupazione, per risolvere la quale è da immaginare che non mancheranno disagi e polemiche. 


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