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Norme antiterrorismo nei mercati, Montaruli: «Non devono essere fatti quelli abusivi. Ce ne sono molti nella Barletta-Andria-Trani»

Quello della sicurezza nei mercati è un problema che da anni viene sollevato dall’associazione di categoria Unimpresa la quale elaborò anche un suo piano delle sicurezza completo di norme e disposizioni per la piena agibilità delle aree mercatali e la sicurezza di avventori, consumatori ed operatori. 

Lo scorso mese fu la stessa associazione di categoria, alla luce delle disposizioni ministeriali in materia di antiterrorismo, a rilanciare la preoccupazione sugli organi di informazione e sui media regionali. Oggi, dopo gli ennesimi attentati consumatisi proprio nei luoghi di maggiore aggregazione sociale, torno sull’argomento aggiungendo elementi di riflessione ancor più approfonditi che riguardano proprio le aree mercatali e lo svolgimento dei mercati comunali, evidentemente i luoghi di maggior afflusso di persone con la caratteristica della ricorrenza e delle periodicità, elementi questi che rappresentano un ulteriore pericolo.

Chi ha banalizzato, chi ha tentato di banalizzare i nostri precedenti interventi in materia di sicurezza nei mercati fa parte della schiera di coloro che non vogliono mai dar fastidio a quanti temono di doversi misurare con condizioni di particolare impegno, anche amministrativo e politico. Poiché noi questi legami strani e queste relazioni non le abbiamo mai coltivate né abbiamo mai nutrito ambizioni di ottenere privilegi per appartenenze, torniamo sull’argomento per analizzare alcune situazioni che continuano a mettere in serio pericolo le attività di commercio sulle aree pubbliche.

I mercati, ancora oggi, si svolgono per la maggior parte su strada; in aree adattate a tale scopo ma mai attrezzate, come prevede invece la legge da oltre quindici anni. Mercati allocati su stradoni o piazze facilmente attaccabili quindi sensibili a tutte quelle condizioni di pericolo che stanno tenendo il mondo intero con il fiato sospeso. Non ci risulta che nel nostro territorio di riferimento i sindaci, nonostante le nostre sollecitazioni pubbliche che sono di gran lunga antecedenti la strage di Barcellona, abbiano adottato particolari condizioni di prevenzione nelle aree di mercato, anzi la situazione è sempre più precaria anche a causa dell’esiguo numero delle squadre annonarie in campo e della loro promiscuità rispetto agli impegni di servizio.

La condizione relativa all’abusivismo commerciale, all’occupazione impropria dei posteggi e l’eccessiva tolleranza nei confronti di questi soggetti non titolati a tali occupazioni, rende fragilissimo, se non facilmente attaccabile, l’intero sistema mercati. Un altro elemento di fortissima preoccupazione è rappresentato da mercati, mercatini abusivi e manifestazioni commerciali camuffate da eventi turistici che vengono svolti in difformità delle vigenti norme in materia, senza che tali eventi, mercatini, mercati e manifestazioni rientrino nella prevista programmazione commerciale comunale e regionale. Mercati spesso affidati direttamente alla gestione di società di capitali private, collegate ad un certo mondo associazionistico che addirittura si occuperebbero dell’assegnazione dei posteggi, cosa riservata dalla legge esclusivamente all’Ente pubblico come pure la riscossione della tassa e altri adempimenti burocratici.

Che i mercati fossero da sempre ricettacolo di voti, terreno fertile da sfruttare da politici consociati con alcune lobbies parasindacali, è cosa nota ma la musica anche per costoro sta cambiando.

Con le disposizioni anche recentissime in materia di protezione delle aree a rischio i mercati, così come pure le manifestazioni camuffate che abbondano in alcune località della Bat, soprattutto quelle marinare, non potranno più svolgersi in quella condizione di abusivismo. Quindi i mercati che si terranno, e che saranno compresi nella fascia di protezione che i comuni e le prefetture devono adottare, saranno solo quelli regolari inclusi e previsti nella programmazione commerciale dei singoli comuni.

Quanto alla sicurezza, più in generale, continuiamo a sollecitare le prefetture ad interloquire con rappresentanze di base degli operatori in quanto gli eventuali diversi interlocutori “privilegiati”, seppur affermino il contrario, non ricoprono titolo per una rappresentanza diffusa e generale delle categorie, come certificato dai dati ufficiali delle Camere di commercio che attribuiscono a tali soggetti percentuali di rappresentanza che non superano il 5-8% sul totale delle imprese iscritte; percentuali quindi ridicole rispetto a problematiche così grandi che vanno trattate senza esclusioni e senza pregiudizi, specie da parte di chi dovrebbe rappresentare le cosiddette istituzioni.

Savino Montaruli – presidente Unibat


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