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Operazione antimafia, 104 arresti: gli uomini dei clan "Mercante - Diomede" e "Capriati" agivano anche a Trani

Oggi a Bari e in varie località del territorio nazionale è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 104 soggetti indagati per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, rapina, sequestro di persona, detenzione di armi, lesioni personali con aggravante mafiosa, violazione della misura della sorveglianza speciale di p.s.

Al centro delle indagini della Dda di Bari e dei carabinieri del Ros, i vertici dei clan Mercante-Diomede e Capriati attivi a Bari e nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.

L’odierna operazione antimafia è stata denominata Pandora, e costituisce l’importante conclusione di un articolato e laborioso percorso investigativo finalizzato a contrastare l’attività mafiosa nel barese e nord barese.

L’inchiesta ha evidenziato il crescente e significativo ruolo assunto dai clan Mercante-Diomede e Capriati, federati tra loro, nel panorama criminale pugliese, entrambi caratterizzati:

- da una struttura gerarchizzata in cui sono delineati i ruoli e compiti degli affiliati;

- dall’imposizione di rigide regole interne e del connesso rispetto delle gerarchie;

- dal controllo militare del territorio – coincidente totalmente o parzialmente con quello dei quartieri del centro abitato di Bari in cui sono esercitate le attività illecite;

 - dall’operatività delle articolazioni presenti in vari comuni della provincia di Bari e Barletta-Andria-Trani;

- dal ricorso ai rituali di affiliazione promossi, diretti ed organizzati dai componenti che all’interno del sodalizio rivestono la qualità di “padrini”, a favore dei “figliocci”, questi ultimi tenuti in linea di principio ad eseguire gli ordini e le disposizioni dei primi, rituali distinti in “battesimo”, con cui veniva conferita la “personalità mafiosa” necessaria per agire nell'ambito del consorzio con pienezza di diritti e doveri; “movimento” con il quale all’affiliato viene conferita la “dote” ovvero promosso ai vari gradi superiori (picciotteria, camorra, sgarro, santa, vangelo, tre quartino, diritto al medaglione, diritto al medaglione con catena) eseguito spesso anche con la presenza di soggetti “attivati” di sodalizi alleati, funzionali a stabilire un posizionamento nell’organigramma del clan, entrambe celebrate da un organismo, denominato “capriata”, costituito da soggetti già camorristicamente “attivati”;

- dall’uso interno e dalla rappresentazione esterna della metodologia mafiosa;

- dall’oggettiva forza intimidatrice sprigionata dal sodalizio sul territorio.

L’indagine ha consentito, con riferimento al clan “Mercante-Diomede”, di:

- attribuire inequivocabilmente il ruolo di capo e organizzatore del sodalizio all’indagato Giuseppe Mercante e al suo alter ego Nicola Diomede;

- individuare le articolazioni e i relativi componenti operanti: a Bari, con riferimento ai quartieri Libertà, Carrassi-San Pasquale, nei comuni baresi di Bitonto, Triggiano-Adelfia, Altamura-Gravina in Puglia;

- documentare le convergenze e i rapporti con i clan “Parisi” e “Di Cosola”;

- riscontrare la permanenza della storica e ciclica conflittualità con il clan “Strisciuglio”;

- acclarare le cointeressenze e la mutua assistenza con il clan “Capriati”;

- ricostruire gli “interessi” perseguiti dall’associazione (usura, ricettazione ed altri reati contro il patrimonio, con particolare riferimento ai furti in abitazioni, imposizione/installazione delle slot-machine negli esercizi pubblici, possesso di armi e spaccio di stupefacenti);

- documentare l’appartenenza al clan “Mercante – Diomede” di Roberto De Blasio, imprenditore nel settore della sicurezza privata, attuale membro del consiglio direttivo della Fai, associazione antiracket di Molfetta associazione regionale, quale vice presidente, indagato per associazione di tipo mafioso;

- identificare i responsabili del tentato omicidio di Domenico Conte, elemento apicale dell’articolazione dei “Capriati” operante a Bitonto (Ba), commesso l’9 agosto 2013, nonostante il rapporto federativo esistente tra i sodalizi mafiosi baresi di riferimento; dell’aggressione fisica a un detenuto nell’area passeggio del carcere di Lecce, al quale venivano cagionate lesioni personali;

Con riferimento al clan “Capriati”, l’indagine ha consentito di:

- accertare la permanenza attuale del clan Capriati e la conferma del ruolo verticistico/decisionale di Antonio Capriati e dei nipoti Domenico Capriati e Filippo Capriati, nonostante lo stato detentivo (non destinatari del provvedimento cautelare in argomento);

- riscontrare la coesione interna anche a fronte dello stato di detenzione dei suoi affiliati;

- acclarare il rapporto di interazione con il clan “Mercante-Diomede”;

- documentare la rinnovata capacità di espansione e operatività sul territorio barese;

- delineare l’organigramma delle articolazioni presenti nel quartiere “San Nicola-Bari vecchia” (storica roccaforte del sodalizio) e “San Girolamo” di Bari; nei comuni baresi di Bitonto-Triggiano-Valenzano; nel comprensorio del nord barese (Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato, Bisceglie e Trani) i cui responsabili sono stati identificati negli indagati Domenico Amoruso, Gioacchino Baldassarre e Domenico Conte;

- identificare gli autori del tentato omicidio di un affiliato al clan “Strisciuglio”, commesso il 12 maggio 2011 a Bari-San Paolo;  del tentato omicidio di un individuo, organico al clan “Strisciuglio”, commesso il 12 maggio 2011 a Bari-San Paolo; della rapina a mano armata e contestuale sequestro di persona in danno dei conducenti di un autoarticolato della TNT, commessa il 4 novembre 2011 nella provincia di Bari.

Inoltre, sono stati documentati i rapporti tra i clan mafiosi “Mercante-Diomede” e “Capriati” con esponenti della criminalità organizzata di altre aree della Puglia, con particolare riferimento alla:

- società foggiana (il boss Giuseppe Mercante è stato affiliato dal noto capomafia foggiano Giosuè Rizzi, detto “il papa”, ucciso nel 2011 a Foggia, con il quale il Mercante ha mantenuto rapporti fino alla sua morte);

- sacra corona unita di Lecce (con riferimento alla documentata partecipazione di  esponenti della SCU nei riti camorristici celebrati in carcere a favore degli odierni indagati).

Il clan “Capriati”, sfruttando periodi di convivenza carceraria, è riuscito a fidelizzare esponenti della criminalità di San Severo (FG), destinatari del provvedimento restrittivo, amplificando le sue potenzialità attraverso il reclutamento di soggetti capaci, all’occorrenza, di operare sul territorio barese con effetto sorpresa, in cambio di droga ed armi.


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