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Trani, Tomasicchio ricorda Attilio Perrone Capano a 50 anni dalla morte: «Un uomo eccezionale»

Ai più giovani potrebbe dire poco, salvo il nome di una via a Lui intitolata. Ma per i più grandi, il Suo nome è evocativo di straordinaria cultura, di eccezionali doti oratorie che ne fecero un principe del foro a livello nazionale, di integerrimo uomo politico di fede Liberale, di appassionato e competente uomo di sport legatissimo alla Polisportiva Trani (di cui fu vice presidente  proprio negli anni in cui la società compiva il clamoroso balzo in serie B), di ineguagliabile carica umana che lo rese amatissimo dal popolo.

Sto parlando di Attilio Perrone Capano, "don Attilio" per tutti, scomparso tragicamente e prematuramente, a seguito di un gravissimo incidente stradale, il 12 ottobre di 50 anni fa a soli 43 anni.

Era nato nel 1925, figlio dell'on. avv. Giuseppe (brillante avvocato, fu deputato del PLI alla Costituente ed al Parlamento e due volte Sottosegretario alla P. I. con De Gasperi; la nostra Biblioteca Comunale gli deve molto; suo, inoltre, fu il merito della storica fermata alla stazione ferroviaria di Trani del treno rapido per Roma; fu anche membro del CSM dal 1959 al 1963) e di donna Lucia. Il fratello del padre, Carlo, fu ambasciatore d'Italia a Tokio dal 1974.

Attilio Perrone Capano fu un penalista di eccelso valore, abituato a trionfare nelle aule di giustizia di tutta Italia ed a dispensare la propria abilità professionale tanto al ricco quanto all'indigente. E nelle sue frequenti trasferte in tutta Italia, era solito essere accompagnato dai tanti, fidatissimi amici. Uno di questi, una volta, il caro Gino Barile (titolare di una storica attività in via Ognissanti) mi raccontò che, in occasione di un importantissimo processo per omicidio a Milano, partirono in quattro con don Attilio, ma con un giorno d'anticipo, ben sapendo che Egli avrebbe operato una deviazione per Venezia, destinazione il Casinò...Terminarono di intrattenersi a Venezia a notte fonda, dopo di che ripartirono in auto per Milano. Mentre uno degli amici guidava ed altri due dormivano sui sedili posteriori, don Attilio, alla fioca luce di cortesia posta sulla plafoniera dell'auto, rilesse tutti gli atti di causa. Al mattino, senza una sola ora di riposo, fatta la barba, don Attilio entrò in Corte d'Assise e tenne una memorabile arringa in difesa dell'imputato. Risultato : il cliente fu assolto e don Attilio fu portato in trionfo dai presenti sino all'uscita dal Palazzo di Giustizia ! Altri tempi ed altri uomini...

Ricorda uno dei suoi più cari amici, il compianto Benedetto Ronchi, storico direttore della nostra Biblioteca : "Come uomo eccezionale seppe imporsi nell'agone forense, in cui le doti di umanità, il profondo acume giuridico, la salda preparazione umanistica e tecnica, l'arte del ben dire rifulsero in tutto il suo smagliante vigore, propiziandogli un successo destinato, per il naturale arricchimento dell'esperienza e della maturità, ad accentuarsi nel tempo".

Fu anche un ardente, vigoroso ed illuminato Liberale. Oratore facondo, appassionato, efficace, fu consigliere comunale e vice Sindaco (anzi, Pro Sindaco, soleva chiarire infervorandosi, non ritenendo di dover essere vice di nessuno...) in rappresentanza di un PLI che arrivò ad ammontare, sotto la sua guida, la bellezza di 7 consiglieri comunali (Mele, Stella, Quinto, Tarantini, Stea, Porrone ed altri) e, dal 1963 al 1968 fu all'opposizione, ferma, autorevole, ma sempre prodiga di suggerimenti ed indirizzi per il bene della Città che tanto amava.

Alle elezioni politiche del 1963 non fu eletto al Parlamento per sole 72 preferenze, preceduto dal barlettano on. Cassandro: errore grave, del quale i  Tranesi  compresero subito dopo la portata.

Fu anche autorevolmente e convintamente impegnato nel mondo dello sport cittadino, come Vice Presidente della nostra gloriosa Polisportiva Trani, proprio negli anni in cui fu promossa in serie B. Sinceramente democratico, nel senso più pieno del termine, non era raro vederlo intrattenersi con gli sportivi tranesi in appassionate  discussioni sulla squadra di calcio così come infervorarsi sugli spalti del locale stadio durante gli incontri della Polisportiva. Ricordava Paolo Ragone a proposito di un Bari - Trani in serie B : "Uno stadio immenso, gremitissimo, da grandi occasioni e, ad un tratto, dal sottopassaggio degli spogliatoi sbuca la figura svelta e dinamica di un giovane biondo, dal viso colorito, dagli occhi azzurri che, col passo spedito di chi ha sempre fretta, attraversa i bordi del rettangolo di gioco per recarsi in tribuna. Pare spavalderia la sua, ma è solo la fierezza del condottiero: è il V. Presidente della Polisportiva Trani, superbo artefice della sua ascesa e dei suoi trionfi ; è Attilio Perrone Capano. E i presenti se lo additano l'un l'altro, con spontanea, incontenibile ammirazione".

Di carattere buono, naturalmente aperto alle amicizie, anche umili, tenace e fermo nei propositi, era dotato di una vis polemica composta ma pungente, di una sincerità a volte disarmante (ricordate in un comizio la pubblica confessione della sua umana debolezza per il gioco delle carte?) e di un savoir faire assolutamente disarmante.. (B. Ronchi).

Spiace solo rilevare come, in occasione di una così importante ricorrenza, la Sua Città, che tanto Egli amò, non abbia ritenuto di ricordarne degnamente la alta figura.

Eppure vale la pena di rammentare ad essa che "Nella notte fatale fra l'undici ed il dodici ottobre 1968, quando ai congiunti erano state dette, per allontanarli, delle pietose bugie, il Consiglio Comunale di Trani, che era raccolto in assemblea, informato della imminenza della fine, sospese la seduta, si trasferì interamente ed immediatamente al Policlinico e vi raccolse l'ultimo respiro del giovane e valoroso suo componente".

Eppure, fra tante storiche e prestigiose testimonianze che don Attilio lasciò, preferisco ricordarne una che mi colpì più di ogni altra e con la quale desidero concludere questo sentito ricordo. La raccontò  il caro avv. Paolo Ragone, allora Segretario Provinciale del PLI,  in occasione della prima commemorazione : "E fratello e amico Egli fu soprattutto per gli umili ed i diseredati, pronto sempre ad elargire la sua generosità, per cui, piccolo oscuro episodio fra i tantissimi, al cliente che va nel suo studio, tenendo per mano la figlioletta dalle scarpe rotte, e che gli porge il dovuto onorario, Egli dice : «Non vedi che la piccina ha bisogno di scarpe? Corri a comprargliele, a me non devi nulla!». E rinuncia al suo onorario...". Questa fu, prima d'ogni altra, la ragione dell'affetto straordinario che il popolo minuto, prima e ancor più della borghesia illuminata dalla quale proveniva, sempre gli tributò. 

Emanuele Tomasicchio


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