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«Chiavi della città», Laurora (Iic): «Le consegniamo di volta in volta quando non programmiamo e svendiamo la nostra identità»

Sulle vicende giudiziarie che hanno investito il Sindaco, un consigliere comunale e dipendenti pubblici, non si intende porre in essere alcuna forma di sciacallaggio politico.
Per troppo tempo, purtroppo, in questa città si sono celebrati avventati processi sommari sui social e nei salotti, sulla base di iniziative giudiziarie nei confronti di altri Sindaci, amministratori, dirigenti e funzionari.

Oggi pare, forse, che il "garantismo" abbia interessato tutta la classe politica tranese, segno che si tratta di un principio che non ha colore politico.

Tuttavia appare più che legittimo e doveroso operare alcune considerazioni sulle motivazioni poste alla base della inchiesta giudiziaria, e sui termini con cui la stessa è stata definita.

Il regalare le " chiavi della città " ben si inquadra nella percezione del contesto della gestione amministrativa portata avanti in questi anni.

La mancanza di una reale programmazione per il futuro prossimo della città, le nomine di soggetti non tranesi in ruoli cardine dell'apparato amministrativo e delle aziende partecipate, la gestione della cosa pubblica non condivisa con le forze politiche, consiglieri e assessori, descrivono un quadro politico-amministrativo perfettamente compatibile con quanto emergerebbe dalle contestazioni giudiziarie, su cui la Magistratura farà piena luce.

Purtroppo, quando non si possiede una Visione della città, quando non si comprende quali siano i bisogni della collettività e quali possano essere le iniziative strategiche da programmare, si creano le condizioni per essere facilmente "colonizzati" da forze imprenditoriali e politiche esterne, tese allo sfruttamento del territorio, in tal modo privo di tutela.

Il giudizio politico che ne deriva è negativo e senza appello; e lo è da anni, perché da tempo questa pericolosa tendenza alla "colonizzazione" è stata denunciata sia pubblicamente e sia nelle stanze del Palazzo di Città, anche da chi faceva parte della amministrazione comunale.

Non vi è dubbio che l'arrendevolezza istituzionale crea potenziali aspettative di sfruttamento da parte di investitori, che è opportuno che siano lontani dal nostro tessuto economico.

Su questo principio occorre che si sviluppi la consapevolezza di tutte le forze politiche e delle persone di buona volontà che si vogliono avvicinare alla gestione della cosa pubblica, avendo a cuore la città ed il nostro territorio.

Tale consapevolezza passa attraverso il ripristino della identità tranese, e la rivendicazione di programmare con autodeterminazione senza influenze esterne.

Noi siamo per l'unione delle intelligenze e delle competenze di tutti coloro che vogliono partecipare alla creazione del nostro futuro, senza preclusioni di carattere partitico.

Noi siamo per la trasversalità dei programmi per Trani, e siamo contro la trasversalità del potere, intesa come uno dei fondamenti della potenziale consegna delle chiavi della città.

Per il coordinamento di Italia in Comune, Tommaso Laurora


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