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Coronavirus, la figlia dei coniugi positivi di Trani racconta un incubo fra il padre in terapia internsiva e la mamma insultata dal balcone. «Ma almeno domani riapriamo l'attività»

«C'è chi nasce una sola volta e chi rinasce ogni volta che la vita prova a bruciarlo». Questa scritta, impressa su una parete all'interno di una attività commerciale chiusa dallo scorso 9 marzo per quarantena, sembra davvero il simbolo della rinascita ai tempi del coronavirus. La rinascita non soltanto dell'attività, che domani riaprirà i battenti, ma anche e soprattutto di chi sta affrontando sulla propria pelle l'emergenza sanitaria in corso.

Parte da qui il racconto della signora Maria, nome di fantasia che abbiamo attribuito alla figlia della coppia di coniugi tranesi tuttora positivi al Covid-19.

I suoi genitori si erano trasferiti a Trani da Milano, per trasloco, qualche giorno prima dell'inizio dell'emergenza nazionale: erano giunti in città venerdì 6 marzo, prima che l’8 marzo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri disponesse che l'intera Lombardia sarebbe diventata zona rossa.

Lunedì 9 marzo il capofamiglia avvertiva un malore a seguito del quale chiamava il 118: al tampone risultavano positivi sia lui, 64enne, sia la moglie, 63enne.

La donna, però, è rimasta dal principio asintomatica ed è subito tornata a casa. Lui, invece, per i primi cinque giorni è stato ricoverato fra gli acuti del Reparto malattie infettive dell'ospedale di Bisceglie, e per i successivi cinque - compreso ieri - in terapia intensiva presso lo stesso Vittorio Emanuele II.

«Le condizioni di mio padre sono stazionarie - racconta la figlia, ma adesso è almeno in grado di urinare da solo e, progressivamente, sta migliorando. I medici non si sbilanciano sui tempi, ma tutti confidiamo sulla progressiva guarigione del mio papà».

Figlia e genero, sempre da quel lunedì 9 marzo, hanno chiuso l'attività e si sono posti in quarantena insieme con i loro due figli. Quel 9 marzo, però, probabilmente segnerà a lungo, se non per sempre, la loro vita.  

Infatti, l'arrivo dell'ambulanza sotto casa dei genitori fu filmato da più di una persona dai balconi e rilasciato sui social: i video divennero più virali del virus e quella coppia bollata come il peggior esempio possibile di chi dal nord è giunto a Trani a contagiare la città.

In poche ore dai video si passò alla caccia all'uomo, o meglio ai presunti untori, e non fu difficile per il tribunale del web individuare i pazienti e giudicarli, per direttissima e senza appello: la loro colpa, essere arrivati da Milano e avere infettato Trani senza neanche porsi il problema dei motivi di quel viaggio, dei tempi e delle precauzioni adottate.

«I miei genitori - chiarisce la donna - avevano regolarmente segnalato alla Asl Bt, tramite la mia persona, il loro ritorno a Trani da Milano e dunque non hanno minimamente violato le regole. Purtroppo, però, ci siamo trovati in una condizione veramente umiliante al punto che quella notte del 9 marzo, mentre ero fuori all'ospedale di Bisceglie nella mia macchina, ad attendere notizie sulle condizioni di mio padre, una pattuglia dei carabinieri mi invitava a fornire le mie generalità poiché sul mio conto era giunta loro una non meglio precisata segnalazione da parte di qualcuno».

Nel frattempo, mentre l'uomo resta ricoverato a Bisceglie, la donna è confinata in casa da sola e con la mobilia ancora da sistemare. Ovviamente non può incontrare nessuno ma ha la necessità di alimentarsi grazie alla collaborazione di qualcuno.

E così fa la come le massaie di una volta, calando dal balcone un secchio, legato ad una corda, verso il marciapiede su cui qualcuno le consegna le provviste.

Ed è proprio qui che, ancora oggi, si verifica la scena peggiore: «Non avete idea - racconta la figlia - di quanti insulti riceva mia madre nel momento in cui si affaccia al balcone. È davvero raccapricciante quello che accade e noi, che siamo in quarantena da un'altra parte della città, non possiamo fare nulla per darle conforto».

La positività dei due coniugi ha determinato, a cascata, la quarantena di 14 persone a Milano e 15 a Trani, tutte entrate in contatto con loro nei giorni precedenti.

In soccorso arriva, però, almeno la riapertura della loro attività (di cui vedete foto di repertorio): «Possiamo stare aperti perché è fra quelle considerate essenziali dal decreto ministeriale – chiarisce - e lo facciamo anche grazie alla grande collaborazione e solidarietà che abbiamo ricevuto dal sindaco, Amedeo Bottaro, che ci ha messo a disposizione anche l'Amiu per la sanificazione del locale prima di riaprirlo. Saremmo rimasti anche in casa per tutelare la nostra salute e quella degli altri – ammette -, ma riapriremo perché siamo convinti che tutti noi, rispettando le regole, possiamo In ogni caso garantire il rispetto della salute di tutti. Spiace soltanto essere stati additati come dei criminali, mentre invece non lo siamo. Ci piacerebbe che oggi si volti pagina – conclude - e si ascolti qualche parola in meno e qualche preghiera in più, quanto meno per le condizioni di mio padre».


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