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L'arcivescovo di Trani: «La Pasqua, in Gesù Cristo, è passaggio di liberazione»

Pubbliochiamo di sesguito (anche in video) Omelia dell’Arcivescovo nella liturgia della Veglia Pasquale nella Notte Santa. Trani, Cattedrale 11 aprile 2020, a porte chiuse in diretta televisiva.

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In questa notte santa celebriamo la Pasqua, il passaggio, la liberazione.

Il passaggio, nella creazione, dalle iniziali tenebre caotiche alla luce della vita donata dal Creatore.

Il passaggio dall’oscurità della prova che impegnava Abramo al sacrificio dell’unico figlio Isacco, alla luce della benedizione che lo rese padre di una discendenza numerosa come le stelle del cielo e la sabbia del mare.

Il passaggio dalla schiavitù d’Egitto del popolo d’Israele alla libertà della terra promessa dove scorre latte e miele.

Il passaggio dalle tenebre di una vita senza Dio alla luce dove sperimentare il Signore come pastore che ci guida e ci conduce sul giusto cammino.

Il passaggio dal peccato alla libertà della grazia, dalla morte alla vita.

È la Pasqua, la risurrezione di Gesù!

Ieri, mi sono recato in tutte le città della nostra diocesi per condividere un momento di preghiera secondo le diverse tradizioni e sensibilità legate alla pietà popolare. Un elemento comune che ha accompagnato questo itinerario, nel giorno in cui abbiamo pregato e fatto memoria della passione e morte di Gesù, è stato il riferimento a sua madre, Maria, Addolorata. Davanti a questa immagine abbiamo pregato, al suo cuore di mamma e alla sua intercessione presso il suo figlio ci siamo affidati. Proprio nell’ultima tappa, a San Ferdinando di Puglia, la preghiera è stata fatta davanti alla Vergine della pietà. Una rappresentazione in cui Maria non si presenta con lo sguardo rivolto verso il figlio morto, i suoi occhi guardano verso il cielo; il suo volto non manifesta disperazione, sembra volerci dire che la storia di suo figlio non finisce li, che la morte non è la conclusione di tutto. Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti al ritratto del venerdì santo proiettato verso la domenica di risurrezione.

Anche noi, uomini e donne pasquali, siamo chiamati a volgere lo sguardo verso l’alto perché non siamo fatti per la morte ma per la vita; non siamo fatti per la sofferenza ma per la gioia; non siamo fatti per questo mondo ma per il cielo; non siamo fatti per questa vita terrena ma per il paradiso!

Un altro particolare che mi ha colpito, sempre di questa pietà, è la presenza ad un lato di un angelo. Una presenza discreta, non invadente. Non attira immediatamente l’attenzione ma c’è. Questo angelo mi richiama la presenza di Dio. Il Dio della vita che non abbandona Gesù, come non abbandona nessun figlio suo alle tenebre della morte. Pensavo, poi, che l’angelo nel racconto evangelico della vita di Gesù è una presenza costante. Lo troviamo al momento dell’annuncio della maternità di Maria; nella vicenda di Giuseppe suo sposo; nell’annuncio ai pastori della nascita del figlio di Dio; durante le tentazioni di Gesù nel deserto; nell’angoscia provata nell’orto degli ulivi; infine al sepolcro, come abbiamo appena ascoltato nel brano evangelico: Un angelo del Signore … rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa ... L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto … Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete».

L’angelo, presenza potente di Dio che ribalta tutte le pietre che ci impediscono di vivere e ci tengono prigionieri della morte, delle tenebre, di tutto ciò che è non vita. Presenza onnipotente di Dio che è risurrezione dalla morte. Presenza incoraggiante di Dio che ci invita ad essere testimoni delle sue meraviglie.

La risurrezione di Gesù è sconfitta della morte, la sua e la nostra, è annuncio di una presenza, reale, discreta, continua di Dio in ogni momento della nostra vita.

È presenza discreta nei modi, perché si propone senza imporsi, senza obbligare, senza abbagliare, ma dirompente nella novità che introduce nella storia dell’umanità. Ed ecco, vi fu un gran terremoto: Gesù è il Signore della vita, e nel momento in cui scende nelle tenebre della morte, la sua presenza è un terremoto. Le scosse di questo sisma raggiungano, o Signore, le nostre vite, la nostra società, il dramma che stiamo vivendo e ci ridonino vita, vita semplice, vita normale, vita dell’Eterno per vivere il presente con fiducia e speranza.

Questa è la Pasqua, composizione di discrezione da parte del Signore nel modo di essere presente nella nostra vita e sconvolgimento della stessa. Niente è più come prima: Gesù ha vinto la morte e tutte le sue nefaste conseguenze, ci dona la vita, la vita nuova, la vita dell’Eterno!

Sia questa la nostra forza e la nostra speranza. Buona Pasqua!

d. Leonardo +


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